FERITE DI DES
FERITE DI DESIO
    
I   v. Molinara nord
 
II  v. Monti
 
III v. S. Bernardo
 
IV v. per desio
 
V   tang, ovest
 
VI v. Agnesi
 
VII    Valera
 
VIII   v. Masciago
 
IX v. Dei Boschi
 
X v. Zandonai 
 
XI v. Molinara sud
 
XII v. De Luca
 
XIII v. Brianza
 
XIV v. Oslavia
 
XV aree zona B
 
XVI v. delle Baraggiole
 
XVII zona s. Carlo
 
XVIII Nord torre Piezometrica
   
XIX Oves torre Piezometrica
     
XX Ex Abrasivi
       
XXI via Leoncavallo
 
XXII v. Filippo da Desio
 
XXIII v. Villoresi
   
XXIV via Leoncavallo nord
   
XXV v. Rovani
 
XXVI v. Calvino
         
     
   
LE FERITE ECOLOGICHE
DI DESIO SUL WEB GOOGLE
 
 
Dossier cave di Legambiente
 
IL  TERRITORIO DI DESIO con il suo pgt , cave, discariche ecc. SU GOOGLE
 
IO
    
I   v. Molinara nord
 
II  v. Monti
 
III v. S. Bernardo
 
IV v. per desio
 
V   tang, ovest
 
VI v. Agnesi
 
VII    Valera
 
VIII   v. Masciago
 
IX v. Dei Boschi
 
X v. Zandonai 
 
XI v. Molinara sud
 
XII v. De Luca
 
XIII v. Brianza
 
XIV v. Oslavia
 
XV aree zona B
 
XVI v. delle Baraggiole
 
XVII zona s. Carlo
 
XVIII Nord torre Piezometrica
   
XIX Oves torre Piezometrica
     
XX Ex Abrasivi
       
XXI via Leoncavallo
 
XXII v. Filippo da Desio
     
   
 
LE FERITE ECOLOGICHE
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 Le ferite ecologiche di DESIO
 
   
I   Discarica  abusiva di via molinara Desio 
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DOCUMENTI E RASSEGNA STAMPA

   
   
24 marzo 2015
INTERROGAZIONE M5S SULLA DISCARICA ABUSIVA DI VIA MOLINARA A DESIO




IL RISCHIO INQUINAMENTO È SEMPRE PIÙ ALTO: VOGLIAMO CHE L’AREA SIA RICONOSCIUTA COME “SITO DI INTERESSE NAZIONALE”


(mi-lorenteggio.com) Roma, 24 marzo 2015 - “Vogliamo capire quanto la discarica abusiva di via Molinara a Desio stia inquinando il nostro territorio e l’acqua della falda, visto che fra le preoccupazioni che la riguardano c’è anche il fatto che il percolato dei rifiuti pericolosi, con ogni probabilità, sia già arrivato alla prima falda acquifera posta a 30 metri dal livello del terreno e anche a quella potabile posta più in profondità”.

Così il deputato M5S Davide Tripiedi, esprime i suoi timori circa la discarica dove sono stati illegalmente sotterrati rifiuti tra i quali gomme di auto e camion, demolizioni di manufatti, rifiuti pericolosi corrispondenti a residui plastici derivanti da lavorazioni industriali contenenti idrocarburi e terre contaminate da piombo e cromo, per un totale di 178 mila metri cubi. La storia della “cava della ‘ndrangheta” è risaputa.

Nell’ambito dell’operazione “Star Wars” coordinata dalla squadra della Polizia provinciale di Milano contro la criminalità organizzata al nord e portata a termine nel 2008, è emerso che a Desio, nei primi mesi dello stesso anno, alcuni soggetti malavitosi titolari di una ditta che si occupava di demolizioni, hanno sversato per anni ogni genere di rifiuti dopo aver sottratto la terra della cava, poi riutilizzata a scopo edilizio, per decine di metri di profondità. “Da che l’area fu posta sotto sequestro, sono passati sette anni, ma ancora tutto è fermo” - continua il deputato Tripiedi - “Con un’interrogazione a mia prima firma rivolta al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Ambiente, ho chiesto loro di poter far svolgere accurate ispezioni coordinate dal N.O.E. dei Carabinieri al fine di poter stabilire quali siano, ad oggi, i livelli di inquinamento del sito e quale sia il livello di contaminazione delle falde acquifere sottostanti. Una volta appurato questo, che si valuti l’opportunità di inserire l’area nei Siti di Interesse Nazionale”.
       
1 febbraio 2013
 
6 marzo 2012
30 gennaio 2012
   
7 luglio 2010
   
5 luglio 2010
 
29 giugno 2010
 
26 maggio 2010
"  NELLA STESSA ORDINANZA viene fuori anche il nome di Rosario Perri, un geometra calabrese a lungo in servizio all’ufficio tecnico del Comune di Desio e ora assessore della Provincia di Monza. «Con ordinanza del 25 marzo 2008 del Comune di Desio - scrive il gip - settore governo del territorio e ambiente, a firma Giuseppe Santoro, responsabile del procedimento e Rosario Perri, direttore del settore territorio, si ordina al figlio di Cannarozzo di bonificare il terreno. A riscontro dell’effettiva sussistenza dei rapporti vantati da Fortunato Stellitano con amministratori pubblici, va segnalata l’incredibile tempestività dell’ordinanza, propedeutica al dissequestro dell’area stessa, emessa il giorno dopo Pasquetta»." (estratto)
22 maggio 2010
     
18 aprile 2010
   
12 aprile 2010
 
12 aprile 2010
 
22 marzo 2010
   
29 gennaio 2010
 
14 maggio 2007
 
31 maggio  2009
 
29 maggio 2009
30 aprile 2009
 
28 novembre 2008
 
15 ottobre 2008
   
29 settembre  2008
   
29 settembre  2008
 
  19 settembre 2008   
 
18 settembre 2008
 
luglio 2008  
DAI PRELIEVI SONO STATI RITROVATI RIFIUTI PERICOLOSI IN PARTICOLARE PLASTICHE CONTENENTI IDROCARBURI E TERRE CONTAMINATE DA PIOMBO E CROMO (Polizia Provinciale di Milano)  vedi documento
 
 
 
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE    sette luglio 2010  
 
 
 
Interrogazione  a risposta  scritta 4-07944
presentata da
On. PAOLO GRIMOLDI (lega nord )
mercoledì 7 luglio 2010, seduta n.349
 
GRIMOLDI. -
Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
 
- Per sapere - premesso che:
 
nel settembre del 2008 nel territorio della città di Desio (MB), presso la cava di via Molinara, è stato rinvenuto un traffico illecito di rifiuti, controllato dalla 'ndrangheta, che ha portato all'arresto di 8 persone;
 
la polizia provinciale, che aveva avviato le indagini, aveva altresì iniziato delle attività di analisi dei rifiuti, che si sono però arenate per mancanza di fondi;
 
il comune di Desio ha recentemente incaricato un esperto per valutare i danni subiti dall'amministrazione comunale in seguito alla scoperta del traffico illecito; da un primo esame sembra che serviranno almeno due milioni di euro per bonificare la cava di via Molinara, ma si parla anche di tre milioni;
 
la bonifica dell'area è assolutamente necessaria ed urgente perché, oltre ai rifiuti generici e al materiale inerte (tra cui carcasse di automobili), nella cava sarebbero sepolti rifiuti pericolosi, quali cromo, eternit, piombo e metalli, tutte sostanze cancerogene;
 
sotto esame vi sono almeno 110 mila metri cubi di scavo abusivo, per una profondità di circa 6 metri; in alcuni punti però ci sono buche che raggiungono gli 11 metri;per capire quanto sia grande il danno per la salute dei cittadini, occorre analizzare anche la falda acquifera, installando dei «piezometri» a monte e a valle, e prelevare dei campioni di terreno estratti ad una profondità che va oltre i 12 metri;
   
al momento non è stato ancora deciso chi dovrà pagare le costose analisi e soprattutto le operazioni di bonifica -:  se intenda acquisire elementi in relazione alla bonifica citata in premessa in modo da tutelare la sicurezza dell'ambiente e della salute delle persone.
(4-07944)
   
 
 
Desio, bonifica vicina per la cava ’ndrangheta
  
da Il Giorno
articolo di ALESSANDRO CRISAFULLI  5 luglio 2010
 
Potrebbero bastare dai 6 ai 12 mesi, spesa prevista 2,5 milioni di euro

 
DESIO —
POTREBBERO anche non essere «biblici», come temono in tanti, i tempi per la bonifica della famigerata cava della ‘ndrangheta di via Molinara, scoperta nel 2008 dalla Polizia provinciale con l’operazione «Star wars» (nella foto un sopralluogo): 6/12 mesi, secondo il consulente incaricato dal Comune di fare le analisi del terreno per quantificare il danno in sede civile.
   
Con un costo considerevole di circa 2,5 milioni. Numeri che fanno un po’ di chiarezza, sulla spinosa questione, anche se attualmente è tutto vincolato a quanto deciderà la magistratura, che tiene ancora sotto sequestro l’area e dovrà deciderne le sorti (potrebbe rimanere in carico alla proprietà, finire al Comune o anche essere espropriata dalla Pedemontana, che da queste parti ha previsto la sua sede). E anche se resta l’incognita di cosa ci sia nelle buche più profonde scavate dall’organizzazione criminale che gestiva il traffico illecito di rifiuti speciali, «visto che gli scavi si sono spinti anche sino a quota meno dieci metri dal piano campagna - spiega Giuseppe Farina, l’ingegnere incaricato dal Comune nella sua prima relazione -, è da presumere che alle maggiori profondità siano stati depositati i materiali più pericolosi e quindi da tombare definitivamente». Fino a meno 3 metri, sono stati rinvenuti rifiuti speciali non pericolosi, a parte dell’amianto e del materiale inquinato da idrocarburi. Per andare a fondo l’esperto ha chiesto di poter accedere alle analisi effettuate dalle autorità competenti, anche per verificare la situazione della falda acquifera, anche se a quanto pare non dovrebbe essere stata intaccata.
 
SAREBBERO fino a 120mila metri cubi i rifiuti seppelliti, «il dato più ricorrente si fissa a circa 6 metri di profondità - spiega nella relazione -, con vasche profonde anche 10-11 metri. Valutanto una profondità media di 7/8 metri per una superficie di circa 15mila metri quadri si può stimare un volume di circa 100/120mila metri cubi asportati e rimpiazzati futrivamente con rifiuti». Nel caso che fosse il Comune a dover ottemperare alla bonifica, e non il proprietario, potrebbe accedere a fondi regionali e statali, avviando poi un’azione risarcitoria.
 
«Un intervento parziale ridurrebbe tempi e costi»
— DESIO —
SI POTREBBE VALUTARE una soluzione alternativa, alla bonifica totale, secondo l’ingegner Farina. I materiali, dopo tutte le verifiche del caso, e con un apposito piano concordato con l’Arpa, potrebbero essere asportati solo in parte, con il cosiddetto metodo capping, «che significa mettere in sicurezza l’area - dice il consulente brianzolo scelto dal Comune - e monitorare costantemente la falda con dei piezometri, per verificare che non ci siano percolamenti». In questo caso si abbatterebbero tempi e costi, «si starebbe anche in soli 3 mesi, se si decidesse per una bonifica parziale, e la spesa sarebbe sicuramente inferiore».
 
 
 
12 aprile 2010
Cava 'ndrangheta è cancerogena Desio: 2 milioni per la bonifica
 
Desio - Non basterà un milione di euro per pagare la bonifica della cava di via Molinara. Lo sostiene Giuseppe Farina, ingegnere consulente incaricato dal comune per valutare i danni subiti dall'amministrazione comunale in seguito alla scoperta del traffico illecito di rifiuti, controllato dalla criminalità organizzata. L'operazione della polizia provinciale che ha portato all'arresto di 8 persone è del settembre 2008.
 
La nomina del tecnico è stata effettuata poche settimane fa, con una delibera di giunta. Le analisi non sono ancora state fatte. Ma l'esperto, che con la sua azienda “Farina Guido srl” si occupa anche di bonifiche ambientali, ha già un'idea della situazione.
   
L'ingegnere conosce il caso, perchè ha già fornito la sua consulenza al proprietario del terreno che confina proprio con la cava di via Molinara. In quel caso, i danni subiti sono stati quantificati in circa 100 mila euro. “Per quanto riguarda il comune, credo che la cifra sia da moltiplicare almeno per 20”.
 
I lavori di consulenza inizieranno presto. “Bisogna fare in fretta, perchè più si aspetta più la situazione peggiora”. Da chiarire, innanzitutto, la natura del materiale nascosto sottoterra. “Oltre ai rifiuti generici e al materiale inerte, ci sarebbero rifiuti pericolosi, soprattutto cromo. E poi piombo e metalli. Tutte sostanze cancerogene”.
 
Per questo, secondo Farina, è importante individuare dove si nasconde il materiale, per poi valutare che tipo di intervento fare, se una bonifica integrale oppure una rimozione specifica, solo sulla parte di terreno contaminato, da concordare con l'Arpa.
   
Per il momento, sembrano escluse comunque infiltrazioni nella falda acquifera: “La falda è molto più profonda rispetto agli scavi. Ci vorranno circa 15 anni prima che le sostanze inquinanti penetrino nell' acquedotto”. Niente però è da sottovalutare: “La situazione non va presa sottogamba”. Il tecnico fa una prima valutazione sui costi della bonifica totale: “Un milione di euro non basterà, servirà molto di più”.
 
Al momento non è stato ancora deciso chi dovrà pagare. I responsabili del disastro? Il proprietario del terreno? L'amministrazione stava valutando anche l'ipotesi di accollarsi le spese, in cambio dell'acquisizione dell'area. Tutti interrogativi ancora da risolvere. Nei prossimi giorni inizierà il lavoro del consulente, che starà attento alle spese. Anche le analisi, infatti, hanno un costo: “Per gli esami ci vogliono circa 40 mila euro”.
 
Prima di intervenire, però, l'ingegnere vuole studiare la situazione: la polizia provinciale aveva avviato delle analisi, che poi si sono arenate per mancanza di fondi. “Bisogna consultare i risultati di queste prime analisi, depositati in Procura. Poi si deciderà come procedere”. Tra le priorità, quella di individuare le carcasse d'auto che secondo le indagini sono state seppellite nella cava.
P.F.
 
     da il Cittadino mb on line
   
   
Lissone, arrestato l’uomo di collegamento nel Milanese delle cosche del Reggino  
     
April 12, 2010 by juble  da Il Giorno articolo di DARIO CRIPPA
     
Arresto il pregiudicato Fortunato Stellitano Il traffico di droga passava da Lissone
   
— LISSONE —
«ALLORA domani pomeriggio ci facciamo una passeggiata...». Servono «un paio di lattoni di pittura». Voglio «una macchina». «La ragazza» non è arrivata puntuale all’appuntamento. E via così, nel linguaggio criptico di una consorteria dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti su larga scala.
Un meccanismo ben oliato, che riforniva di droga - cocaina soprattutto - i canali brianzoli e milanesi.
 
Il centro di approvvigionamento era nella provincia di Reggio Calabria, fra Platì e Melito Porto Salvo. Ma le diramazioni, le enclavi, puntavano talvolta molto più a Nord. E avevano come canale privilegiato proprio la Brianza, a Lissone. Qui aveva la sua abitazione (e un’impresa edile intestata al fratello) Fortunato Stellitano, «Nato» per gli amici. Qui alle volte avvenivano gli incontri d’affari illeciti, le cessioni. All’ospedale di Desio, dove era stato ricoverato per un breve periodo nel 2005, aveva chiesto avvenisse un abboccamento particolarmente urgente. E qui, nella sua casa al confine fra Lissone e Vedano, sono andati a «prelevarlo» e arrestarlo l’altro giorni gli uomini della Squadra mobile di Milano con i colleghi di Reggio Calabria su mandato del giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, Adriana Trapani. Fortunato Stellitano, secondo l’inchiesta «Eremo» della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, era infatti responsabile della «cellula operativa milanese». Originario di Melito Porto Salvo ma residente in via Pacinotti 84/A a Lissone, 44 anni, si occupava di rifornire il mercato milanese per conto di quella che è stata definita «un’associazione strutturata gerarchicamente, dotata di un ottimo livello di organizzazione, articolata in potenti consorterie di narcotrafficanti, spesso consorziate tra loro, con collegamenti con alcune delle principali cosche del Reggino».
 
L’operazione della Dda di Reggio Calabria ha portato all’esecuzione di 63 ordinanze di custodia cautelare (sulle 70 richieste) per reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, vendita, detenzione, trasporto e cessione illecita di cocaina, eroina, hascisc, marijuana. E nell’inchiesta, che ha visto indagate complessivamente 165 persone, spicca ancora una volta, secondo l’accusa, la presenza in controluce della ’ndrangheta: nomi sospetti, dal boss Carmelo Iamonte, ritenuto a capo dell’omonima cosca di Melito Porto Salvo (solo indagato) a quelli dei principali arrestati. Fortunato Stellitano non era volto nuovo, visto che era finito in cella nell’agosto di due anni fa nel corso di un’altra celebre operazione, condotta allora dalla Polizia provinciale di Milano e denominata Star Wars, che aveva consentito di scoprire fra Desio, Seregno e Briosco alcune discariche abusive di rifiuti pericolosi gestite dalla ’ndrangheta.
   
STAVOLTA però si parla, per l’appunto, di droga. Fortunato Stellitano, assieme a Luigi Virgara, viene accusato di aver gestito l’acquisto di importanti partite di cocaina destinata al mercato milanese e a quello di Torino. A provarlo ci sarebbe la messe di intercettazioni, telefoniche e ambientali, prodotta dagli inquirenti, e che documenterebbe trattative, acquisto e cessione della droga. E in un altro gruppo di indagati, che secondo l’accusa costituiva un’altra cellula autonoma dell’organizzazione, «gestendo in proprio un “giro” di spaccio al minuto», c’era un altro «brianzolo»: Emanuele Errante, 27 anni, residente a Concorezzo.
   
 Dalle discariche abusive agli stupefacenti ai clan: è nella nostra provincia la Locride del Nord?
— MONZA —
«NEI TERRITORI della Provincia di Monza e Brianza ci sono infatti comuni molto interessati dal fenomeno della ’ndrangheta, fra cui spicca in modo eclatante quello di Desio, su cui c’è un’allerta superiore a quella della media brianzola e nazionale».
Lo diceva un paio di settimane fa l’onorevole Paolo Grimoldi (Lega Nord). E gli arresti dell’altro giorno (operazione Eremo) partiti da Reggio Calabria per arrivare fino a Lissone starebbero lì a confermare questi sospetti.
Fortunato Stellitano era volto già noto per il traffico di rifiuti nel Desiano; nel filone dell’operazione «Eremo» è finito come indagato anche il boss Carmelo Iamonte da Melito Porto Salvo; l’ultima relazione della Commissione parlamentare antimafia e diverse informative dei carabinieri indicano proprio negli Iamonte (e nei Moscato) il presunto clan egemone operativo a Desio e dintorni... Coincidenze? Forse sì, forse no. Intanto la Brianza si conferma, come cartina di tornasole di un problema che esiste da tempo,il referente privilegiato di in un importante traffico di droga che aveva come cardine un personaggio molto particolare: Antonio Giuffrè, detto «il Barbiere», appena 36 anni (la ’ndrangheta sa rinnovarsi), nativo di Melito Porto Salvo.
Era lui il leader indiscusso di un impero del narcotraffico che, di passaggio in passaggio, e di nome in nome, arrivava dalla Locride fino al cuore del Milanese. Era qui che Tony Giuffrè, che era tutt’altro che uno sprovveduto, puntava (stiamo parlando del 2005) a far arrivare buona parte della «roba» di cui poteva disporre: perché solo al Nord si potevano fare certi affari, solo qui c’era un mercato in espansione. E per farlo Tony Giuffrè si affidava a personaggi fidati, senza disegnare però incontri, sia in Calabria che in Lombardia, fra gli interlocutori del nuovo impero della droga che voleva impiantare.
   
I rifiuti della Gomorra brianzola: rispunta l’inchiesta «Star Wars»
— DESIO —
QUANDO hanno dediso di andare ad arrestare Fortunato Stellitano, gli uomini della Squadra mobile di Milano sono andati prima a prendere informazioni da chi meglio di tutti poteva conoscerlo. E soprattutto poteva avere contezza dell’esatta ubicazione e natura (una villetta a schiera alla periferia fra Lissone e Vedano al Lambro) della sua abitazione: gli agenti della Polizia provinciale di Milano, che nell’agosto di due anni fa erano andati ad arrestarlo.
Fortunato Stellitano era infatti una delle otto persone finite in manette due anni fa al culmine dell’operazione Star Wars, che aveva scoperchiato - sono parole del generale Nazzareno Giovannelli, comandante della Polizia provinciale di Milano - «una pentola in ebollizione: la ’ndrangheta». «Star Wars» aveva consentito di scoprire qualcosa che sino a prima era parso inimmaginabile, almeno nel nostro territorio, uno scenario degno del libro-film Gomorra: camion che viaggiavano tutta la notte per scaricare rifiuti, manovali tenuti in piedi a dosi di cocaina, «monnezza» trasformata in denaro sonante. E soprattutto terra rubata per fabbricare il calcestruzzo e le buche riempite nottetempo con migliaia di metri cubi di rifiuti prodotti e smaltiti illecitamente da aziende del Nord Italia.
   
LE CIFRE erano spaventose: 65mila metri quadri di terreno sequestrati fra Desio, Seregno e Briosco, 178mila metri cubi di rifuti (talvolta pericolosi) seppelliti in buche profonde fino a 9 metri e larghe 50: materiale edilizio, ma anche residui plastici derivati da lavorazioni industriali contenenti idrocarburi, terre contaminate da piombo e cromo derivanti dalla demolizione di siti industriali, di attività galvaniche e conciarie. Un lavoro «colossale», che vedeva impiegati 12 Tir, 4 escavatori e 3 rimorchi, tutti sequestrati, per un valore complessivo di due milioni e mezzo di euro.
«I criminali - spiegava la Polizia provinciale di Milano nel Report 2009 - effettuavano scavi paragonabili per dimensioni a quelli per la costruzione della metropolitana milanese, a volte comprando o affittando i terreni, altre volte e più curiosamente sottraendo terra». Gli agenti provinciali ne sapevano qualcosa, visto che per arrivare a capo dell’inchiesta si erano dovuti sobbarcare un superlavoro durato una decina di mesi e che aveva fatto ricorso ai sistemi più sofisticati: 9mila ore di servizi di osservazione, pedinamento e controllo, videofotocamere per la ripresa nella completa oscurità, dodici utenze telefoniche intercettate, più di 45mila chiamate ascoltate, sistemi di radiolocalizzazione satellitare, 20 accertamenti chimici urgenti per la caratterizzazi
one dei rifiuti con l’impiego di un laboratorio tecnico attrezzato.
 
L’organizzazione, sospettata dagli inquirenti di essere vicina alla locale brianzola del clan Iamonte e accusata di reati che vanno dal furto alla ricettazione (i mezzi utilizzati erano spesso rubati), dall’incendio doloso al possesso illegale di armi fino allo spaccio, non è ancora uscita completamente dal processo. Un anno fa circa, però, dall’inchiesta erano usciti quattro personaggi che avevano chiesto e ottenuto di accedere al rito abbreviato o avevano patteggiato la pena. Fra di loro Ivan Tenca, condannato con rito abbreviato a dieci anni di reclusione e 30mila euro di multa; e poi Fortunato Stellitano, il fratello Giovanni e Giulio Bralla, che avevano invece patteggiato rispettivamente 4 anni, 3 anni e 6 mesi e un anno e 6 mesi di reclusione.
  
   
 
Di Mario Portanova   (link esterno con la rivista on line VORREI)
 
 
 
       22 MARZO 2010 FACCIA A FACCIA Discarica via Molinara a Desio
22 MARZO 2010 FACCIA A FACCIA Discarica via Molinara a Desio mp4
 
SOLO AUDIO MP4 (PARTE SECONDA)
    
Discarica abusiva di via Molinara : Facciamo chiarezza
 
dal periodico Città Desio 28 11 2008
 
Si è molto parlato e scritto nelle ultime settimane della discarica abusiva scoperta in via Molinara. Per fare chiarezza sulla vicenda, abbiamo voluto utilizzare il testo di una mail alla quale il sindaco ha risposto recentemente. Inoltre abbiamo anche sintetizzato a parte le tappesalienti di quanto accaduto.
 
Le tappe della vicenda 27 gennaio 2004:

la Polizia Locale segnala nell’area di via Molinara la presenza di opere edili in assenza di titolo o in difformità.
 
Ottobre 2005:

il Servizio Ambiente ed Ecologia emette ordinanza di ripristino ambientale alla proprietà.
 
Novembre 2005:

la Polizia Locale comunica allo stesso settore tecnico la mancata osservanza all’ordinanza ed effettua comunicazione di notizia di reato (abbandono e deposito incontrollato di rifiuti sul suolo) alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza a carico del legale rappresentante della società proprietaria.
 
Novembre 2007:

l’Arpa, agenzia di Monza, comunica che, a seguito del piano d’indagine preliminare presentato dalla proprietà per l’area in questione e alla luce di un sopralluogo effettuato, emerge che l’area è da considerarsi potenzialmente contaminata e pertanto dovrà essere interessata da un piano di caratterizzazione.
 
Gennaio e febbraio 2008:

sopralluoghi della Polizia Locale e dell’Arpa, che accertano la presenza di terra e mista ricavata da scavi di cui non si conosce la provenienza. Identifica inoltre la presenza di persone che, a bordo di mezzi d’opera, effettuano lo spianamento di cumuli di terra già presenti sull’area. Viene effettuata l’ennesima comunicazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica.
 
21 marzo 2008:

sequestro preventivo,disposto dal Sostituto Procuratore di Monza.
 
7 ottobre 2008:

la giunta comunale delibera di costituirsi parte civile nel procedimento penale.
 
 
 
Desio, parco eolico sulla discarica della ’ndrangheta
May 29, 2009 by juble
 
da Il Giorno
articolo di ALESSANDRO CRISAFULLI




— DESIO —
DA DISCARICA DELLA ’NDRANGHETA, cimitero di rifiuti inquinanti di ogni tipo, a parco eolico, fruibile dai cittadini, vivo simbolo di lotta alla malavita organizzata. Da problema attuale a risorsa futura. E’ questa la trasformazione che il Comune di Desio vuole attuare nell’area di via Molinara, epicentro del traffico illegale di rifiuti in Brianza. Un piano ambizioso, ma con spunti concreti, destinato a far nascere sul territorio il primo collettore solare capace non solo di fornire istantaneamente energia elettrica e acqua calda agli edifici pubblici e privati della città, come può fare un impianto fotovoltaico, ma anche di accumularla per altri scopi. Il progetto già c’è, è quello con il quale il Comune ha partecipato, e vinto nella categoria Energia e Ambiente, il Bando per Expo 2015 della Provincia di Milano: si chiama Helios 2015, ha come capofila il Consorzio Energia Teodolinda e conta 10 partner. Mira a realizzare il primo prototipo al mondo di una nuova tecnologia di collettore solare, che permetterebbe di fornire energia elettrica ad un certo numero di edifici con la possibilità anche di accumularla.
Con l’obiettivo di conseguire un costo unitario di produzione molto ridotto rispetto alle attuali “best practice” fotovoltaiche. «Il Comune non tirerà fuori un soldo - spiega l’assessore - perchè i 500 mila euro necessari saranno sostenuti dai privati. Sarà un impianto di 100 metri per 10, tutto il resto sarà a parco pubblico: abbiamo già l’accordo di massima con il Consorzio per realizzarlo in via Molinara, anziché in via Agnesi, dove era inizialmente previsto».

MA PRIMA CI SONO da risolvere problemi non indifferenti per l’area sotto sequestro. «Abbiamo deciso di costituirci parte civile, per avere il risarcimento danni, anche contro il proprietario dell’area - annuncia La Spada -. Chiederemo a lui la bonifica, altrimenti, e questo è il nostro obiettivo, diventeremo noi proprietari dell’area e metteremo il vincolo di uso a parco. Entro fine anno dovrebbe essere dissequestrata. Contiamo che per il 2012 il collettore possa funzionare».

Con i primi 50.000 euro sarà avviata la bonifica
I PRIMI 50 MILA EURO, che la magistratura ha stabilito come risarcimento danni nella prima fase del processo contro i colpevoli della discarica della ndrangheta, sono stati vincolati: «Serviranno proprio per il recupero ambientale della zona – spiega La Spada – fanno parte di una variazione di bilancio che stiamo per approvare». Resta ancora da capire chi dovrà sostenere i costi per bonificare completamente l’area a ridosso della Valassina.
 
   
Pedemontana delle discariche Desio: ben due sul tracciato
 
da Il Cittadino di MB  on line
di Egidio Farina  29 01 2010
   
Desio - Il definitivo passo verso l’approvazione del progetto e la realizzazione della Pedemontana si è compiuto il 19 gennaio. E’ la registrazione della Corte dei Conti delle prescrizioni e delle raccomandazioni avanzate dal Cipe lo scorso novembre. Ora potranno iniziare i lavori, che interesseranno anche la nostra città. E’ ancora presto per prevedere quando i cantieri si apriranno e quando le ruspe cominceranno gli scavi. Ma intanto si mettono a fuoco le prescrizioni del Cipe.
Tra queste, al punto 153 si parla di aree contaminate, ambiti di cava, terre e rocce da scavo. Il Comitato impone a Pedemontana di aggiornare le tabelle dei siti contaminati che si trovano sul percorso. Di aree contaminate la nostra città è ricca, la rendono famosa in tutta Italia. La più contaminata, per quanto se ne sa, è quella di via Molinara, tuttora sotto sequesto, dove la ’ndrangheta ha scelto di sotterrare i rifiuti tossici trattati da qualcuno dei suoi clan.
La bonifica non è ancora per niente partita, quindi è ben lontano il momento in cui si saprà cosa c’è esattamente sotterrato lì sotto, a che livello è arrivato l’inquinamento del suolo, se la falda acquifera è stata intaccata, chi, quando e come provvederà allo sgombero. L’area è certamente interessata al passaggio di Pedemontana. La direzione della Spa ha addirittura scelto quella zona per la costruzione del suo centro direzionale. Staremo a vedere come concilieranno i tempi degli uni e degli altri.

Ancora al punto 153 si aggiunge che alcuni siti contaminati sono già stati conclusi (dice proprio così: conclusi). Ne cita due, come esempio: la piattaforma ecologica di Cesano Maderno e Interpiume di Desio. Interpiume ha la sede in via Filippo da Desio, poca distanza dall’area di via Molinara. Cosa c’era ad Interpiume? Da cosa è stata ripulita? Cosa si è concluso? Lo abbiamo chiesto a Pedemontana, ma la risposta non è ancora giunta.

A Pedemontana abbiamo chiesto pure se nella nuova mappa appare già l’altra discarica abusiva, quella di San Carlo, la cui storia è venuta alla luce la scorsa settimana, dopo la delibera di Giunta di costituirsi parte civile nella causa intentata ai proprietari del terreno incriminato, che si trova molto vicino al tracciato dell’autostrada, nei pressi del vecchio quagliodromo.

Lì è prevista la stazione di servizio, la cui superficie il Cipe impone di ridurre del 30 percento rispetto al progetto iniziale. Il lavoro di aggiornamento delle tabelle da parte di Pedemontana porterà alla luce nuove discariche in Desio?     Egidio Farina
 
 
     
Spari e roghi contro chi non voleva cedere i terreni Le discariche della 'ndrangheta: otto arresti
 
Rifiuti tossici, indagati 20 imprenditori. I siti sequestrati a Desio, Seregno e Briosco. Cocaina a camionisti e operai 
 
Il ristorante, chiuso per ferie, a Mariano Comense gliel'avevano aperto apposta per lui, era ferragosto e Fortunato Stellittano doveva festeggiarlo con la famiglia. Stavano al dolce quando gli agenti fecero irruzione. «Non vorrete rovinarmi la festa? Sediamoci — invitò, in testa un berretto da baseball — beviamo il limoncello, finiamo il pranzo». Finì che Stellittano, 43enne, uno dei tanti figli della forte 'ndrangheta che vive e mangia in Brianza, senza tante menate fu portato via. Oltre a lui, ne ammanettarono sette. Compreso uno che, a blitz scattato, nelle intercettazioni telefoniche bestemmiò presagendo l'imminente cattura: «Ma mica me l'avevi detto che con i traffici di rifiuti ti mettevano di galera».
 
Traffici di rifiuti. Piombo, cromo, idrocarburi. Veleni che aziende lombarde, specie bergamasche (una ventina i titolari indagati), anziché affidare a società per smaltirli secondo le norme, giravano a Stellittano. Il quale, a prezzi sottomercato, provvedeva. E sotterrava in campi di Briosco, Desio e Seregno. I veleni andavano interrati in prati con la compiacenza dei proprietari, convinti con le buone o le cattive. Le discariche abusive, se messe una al fianco dell'altra erano grandi come 10 campi di calcio e ospitavano in totale 178mila metri cubi di rifiuti.
 
Eccoli, i numeri della «Star Wars», l'operazione della polizia provinciale che, comandata dal generale Nazzareno Giovannelli, con quest'azione compie un salto di qualità, alla faccia dei detrattori che l'associano alla guardia di parchi e torrenti, e basta. E invece, invece il giro scoperchiato è grosso. Le accuse del pm Giordano Baggio dicono anche: armi, incendio doloso, furto, ricettazione, droga.
 
Armi e roghi per far paura a ritrosi proprietari di terreni o abitanti pronti a dare l'allarme; il furto e la ricettazione riguardavano camion ed escavatrici che dopo l'uso erano rivenduti in Romania; quanto alla droga, la cocaina «era data a camionisti e operai» che tiravano per tirare l'alba. Per non addormentarsi, o pretendere una pausa-riposo. Del resto, certi fine-settimana (l'attività avveniva tra venerdì e domenica), nello stesso posto gli agenti hanno contato cento camion, che scaricavano a ritmo vorticoso tonnellate di veleni, sotto l'occhio di sentinelle sulle montagnette dei rifiuti.
 
Cento camion che attraversavano Briosco, Desio e Seregno. Un frastuono e un traffico che possibile non s'accorgesse nessuno? E possibile che nei Comuni, gli uffici tecnici fossero all'oscuro di quanto accadesse sui propri prati? E i sindaci Giampiero Mariani (Desio) e Giacinto Mariani (Seregno), di centrodestra, e Andrea Folco (Briosco, centrosinistra)? E i vigili? Ispezionavano? L'inchiesta, corposa, è ancora embrionale. Magari si servirà del rafforzamento d'organico della polizia provinciale annunciato dall'assessore alla Sicurezza Alberto Grancini. Che ha sottolineato il peso, nel Milanese, della 'ndrangheta: «Non si limita a comandare il mercato della droga, ma cerca ovunque solide basi». Si ricicla. Investe. Ha aziende. Stellittano è uomo da carcere per 416 bis, l'associazione a delinquere di stampo mafioso. A luglio, gli agenti presero suo fratello Giovanni, fratello pure negli affari sporchi dei veleni. Per quaranta giorni e quaranta notti, si diede alla latitanza: tornò per ferragosto, Fortunato, e alla festa alla quale per niente al mondo avrebbe mancato, gli han fatto la festa.
 
Andrea Galli    19 settembre 2008
Corriere della Sera
 
 
Data: 18 settembre 2008

 
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