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Storia locale,  Villa Tittoni Traversi

     
Sculture medievali  della collezione Cusani-Traversi
presso villa Cusani Traversi Desio

  
  
   
16.1
Tondo con Cavaliere all'attacco (133b)
   
Scultore lombardo primo quarto del XVI secolo Tondo con Cavaliere all'attacco (133b)
 
 
Medaglia con un  cavaliero irrompente contro inemici da lui atterrati, la qual vedesi presso la scala della torre  (9)
   
6. Scultore lombardo del primo quarto del XVI secolo: tondo con cavaliere armato  all’attacco. Desio, collezione privata.
  
 
Luca Tosi
Su alcuni marmi della collezione Traversi di Desio
(estratto cap.5 da Prospettiva Rivista di storia dell’arte antica e moderna pag. 71 aprile 2010)
 
 
5. Scultore lombardo del primo quarto del XVI secolo: tondo con cavaliere armato all’attacco
  
  
La presenza di materiali d’ambito pavese, testimoniata anche da una lettera (diretta a Palagi) in cui si accenna all’arrivo a Desio da Pavia, via naviglio, di quattro “colonnette” per il cantiere,28 è forse giustificabile con l’origine dell’avvocato Traversi, nato nella vicina Sannazzaro de’ Burgundi dove mantiene contatti, possiede una villa e numerose proprietà. Anche il medaglione “in marmo bianco con un cavaliero irrompente contro nemici da lui atterrati, la qual ultima vedesi presso la scala d’accesso alla torre”29  (fig. 6) tradisce parentele con la stessa area geografica. L’unico a notarlo è ancora una volta Sant’Ambrogio, forse per la defilata posizione riservatagli da Palagi, al centro della decorazione a mattoni sovrastante l’accesso meridionale della Torre, sopra la colonnina posta sulla già ricordata base del XII secolo (fig. 1). Di dimensioni ridotte (con un diametro di circa 30 cm), racchiude un episodio di battaglia con un cavaliere in sella, armato di spada; al di sotto del suo cavallo, impennato, è sdraiato un soldato, che cerca di difendersi coprendosi con lo scudo. Alle spalle un vessillo militare. In secondo piano s’intravedono le zampe posteriori  e la testa di un altro destriero, a sovrastare un militare posto di spalle, piegato sulle ginocchia, intento a parare i colpi con lo scudo, che ne protegge la schiena. Le linee appaiono piuttosto secche e spezzate, e l’artista sembra aver insistito molto sulla muscolatura delle figure, tralasciando alcuni rapporti proporzionali. L’opera è una derivazione da una invenzione compositiva che ebbe una discreta diffusione: è riconoscibile, ad esempio, nella più ampia ‘Scena di combattimento all’antica’ di uno dei medaglioni marmorei del Mausoleo Martinengo ora al Museo bresciano di Santa Giulia, 30 e come protagonista di un tondo dello zoccolo della facciata della Certosa di Pavia (recante il motto “CONSTANTER CONTERIT INIMICOS”), del quale sono note repliche già della fine del Quattrocento
 
(come quella, senza iscrizione, nel portico del Palazzo Botta di Branduzzo, nella provincia pavese).31 Il tema è il medesimo:  un cavaliere al galoppo intento a sopraffare un nemico a terra, ma con un solo cavallo presente e l’uomo che lo monta brandisce la spada sopra la testa, diversamente dall’esemplare desiano in cui l’arma è rivolta al caduto, all’altezza della coscia dell’animale. Riferimenti ancora più diretti si trovano in placchette del principio del Cinquecento: una ‘Caccia al leone’ attribuita al Moderno (1467-1528) che raffigura, nella porzione sinistra, un cavallo impennato montato da una figura maschile, nell’atto di sferrare un colpo alla bestia (con l’arma non più sollevata in aria ma in una posizione analoga a quella nel tondo Traversi). Il bronzo, pur con qualche differenza dovuta anche al medium, sembrerebbe il prototipo del medaglione marmoreo: l’anonimo scultore ha estrapolato il personaggio sulla sinistra della placchetta, eliminando lo scudo e cercando di riprodurre il vexillum retrostante. Da una seconda creazione del Moderno sembra desunto l’uomo a terra, che mostra allo spettatore la schiena nuda e la gamba sinistra, piegata: la placchetta illustra una ‘Scena di lotta’ con la figura soccombente a occupare la porzione
 
porzione inferiore del tondo.32 Non è stato individuato alcun modello per il  cavaliere all’estrema destra, che ricorda una tartaruga con lo scudo-carapace sulla schiena. Il ricorso a tali fonti e la tipologia dell’opera suggerisce una datazione attorno al primo quarto del XVI secolo.
   

estratto articolo per gentile concessione dell'Autore

 
note originali :


 
28) BCABo, Mss. Palagi, cart. XIX, lettera 153, Mauro Rusconi a Francesca Milesi Traversi (s. d.). Due colonnine sono forse quelle duecentesche con capitelli, oggi nei depositi del Museo d’Arte Antica di Milano: Tosi, I marmi cit., pp. 15-18, nn. 8-9.
 
29) Sant’Ambrogio, Marmi cit., p. 133.
 
30) V. Zani, Gasparo Cairano e la scultura monumentale del Rinascimento a Brescia (1489-1517 ca.), Roccafranca 2010, pp. 135-138, n. 29, fig. 176.
   
31)Un’immagine fotografica del primo è pubblicata sul volume La Certosa di Pavia. Rilievi fotografici eseguiti in occasione dei lavori di protezione antiaerea, Roma 1942, p. 17; quella del secondoin L. Giordano, Le ville, in Pavia. Architetture dell’età sforzesca, Torino 1978, pp. 250, 252, fig. 60.
 
32) Le due placchette del Moderno sono riprodotte in G. Toderi, F. Vannel Toderi, Placchette secoli XV – XVIII nel Museo Nazionale del Bargello,Firenze 1996, p. 96, n. 173 e p. 97, n. 176.
 
 
 
 
  
 



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