HOME PAGE ARCHIVIO  MAPPA DI DESIO  TOUR VIRTUALE

volantino della serata
 
IL BUGIARDINO
DEGLI ADORATORI DEL FUOCO
inceneritori & informazione... come infinocchiare i cittadini
 
 
 
Parte prima
   
Parte seconda
   
parte terza
 
   
    
 
   
 
   
  rassegna stampa  
   articoli de:
 
 Il  Cittadino
     
   Il Giorno  4 marzo 2009
 
il giornale di Desio 4 marzo 2009
 
esagono 5 marzo 2009
        
  LINK

Osservatorio PGT brianza EST
 
 
 
 
Le Monde diplomatique 
 
WWF Groane-Il laghetto di San Carlo a Seregno
 
Parco Grugnotorto Villoresi
 
Parco brianza centrale
 
Parco del rio Vallone
   
Cascinazza Monza   
 
   



 
DESIO 2 MARZO 2009
 
CONSIGLIO COMUNALE APERTO
 

TERMOVALORIZZATORE DI DESIO: TRA PRESENTE E FUTURO

 
( parte prima)
 
Sindaco Giampiero Mariani
 

Vi ringrazio della vostra presenza, vedo che tanti cittadini hanno aderito a questa nostra proposta, vuol dire che è un argomento molto interessante, perché normalmente i nostri Consigli Comunali si svolgono con la presenza di 10-20 persone massimo, mentre questa sera ne vedo parecchie. Mi fa molto piacere vedere tale partecipazione. Ringrazio soprattutto anche per la loro presenza gli Assessori Provinciali presenti, dottoressa Bruna Brembilla, che è arrivata in ritardo, ma arriva da Milano, e quindi…

…dall’altra parte di Milano, quindi bisogna darle anche… e l’assessore Gigi Ponti, con i miei colleghi Sindaci, il Sindaco di Varedo, Sindaco di Nova, Sindaco di Bovisio, purtroppo il Sindaco di Cesano, per impegni sopraggiunti all’ultimo momento, non può essere presente. Ringrazio anche il Presidente della BEA, Brianza Energia Ambiente, l’amico Copreni. L’argomento, come dicevo prima, è già stato introdotto dal Presidente del Consiglio Comunale: termovalorizzatore di Desio, tra presente e futuro. E’ un tema, così come dicevamo, di grande attualità, molto importante per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti nel contesto della nuova Provincia di Monza e Brianza, che andremo ad attuare a breve, e nel contesto del Piano Provinciale di Milano, recentemente adottato. Un tema a cui gli amministratori dei Comuni aderenti alla società BEA, insieme alla Provincia di Milano, maggiore azionista all’interno di questa S.p.A., hanno sempre prestato una notevole attenzione, si ha sempre un grande timore di trovarsi in un’emergenza rifiuti, com’è successo - e questo l’abbiamo tutti notato - in altre parti del nostro Paese, con le conseguenze che tutti abbiamo conosciuto. Siamo qui, stasera, a raccontare ai nostri cittadini le nostre scelte. Siamo qui per un grande senso di responsabilità che ci contraddistingue, abbiamo voluto il confronto, convinti della validità delle nostre scelte. Scelte che… e dobbiamo dire per nostra fortuna, risalgono al lontano 1973, quando la lungimiranza di quegli amministratori e dei tecnici comunali e provinciali ponevano le basi per la costruzione e la gestione di un impianto di incenerimento rifiuti al servizio della Brianza. Successivamente, con importanti ristrutturazioni, ci fu la trasformazione da inceneritore a termovalorizzatore, producendo dapprima energia elettrica, successivamente teleriscaldamento, portando tale servizio in alcuni Comuni limitrofi: Desio, una parte di Varedo, una parte di Bovisio. Però il nostro obiettivo è quello di attivare e fornire questo sevizio a tutti i Comuni partecipanti, partendo da Nova, partendo da Cesano, da Lentate e così via via fino a raggiungerli tutti. L’ottimizzazione del processo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani contribuirà a ridurre notevolmente il grado di inquinamento prodotto dal riscaldamento, di cui ogni singola abitazione oggi è dotata, sia essa piccola o grande. Dopo più di trent’anni, da quando è stato costruito il primo inceneritore, siamo chiamati a nuove scelte, scelte a salvaguardare la salute, a creare un ambiente sicuramente meno inquinante. Per ottenere questo è indispensabile un intervento radicale, che prevede la sostituzione dell’attuale impianto, ormai obsoleto, dopo trent'anni di

attività, quindi la sostituzione, non il raddoppio dell’attuale. Sostituzione vuol dire abbattimento dell’attuale e costruzione del nuovo. Il nuovo impianto deve essere in grado di eliminare le procedure inquinanti, nel contempo fornire servizi, come la produzione di energia elettrica, teleriscaldamento, mantenendo inalterata la quantità di rifiuti massima smaltibile, così come assegnata dalla Regione Lombardia e prevista anche nel Piano Provinciale… questa assegnazione di materiale smaltibile è ancora un’assegnazione pervenuta già dal lontano 1975, quindi nulla è cambiato e nulla cambierà. In sostanza vogliamo creare i presupposti per un impianto migliore, un impianto in grado di far fronte alle richieste del territorio, un impianto più redditizio e sicuramente meno inquinante, se non inquinante zero. Mi fermo qui. Mi fermo qui, per dare spazio sicuramente ad interventi più qualificato degli amministratori pubblici presenti, mi rivolgo in special modo agli Assessori, e soprattutto anche del Presidente della BEA, Copreni, dei suoi tecnici, che entreranno nello specifico argomento. La nostra, ribadisco, è una scelta politica meditata, soppesata in tutte le sue sfaccettature, perché siamo noi stessi, utenti e cittadini di questo territorio, nel quale svolgiamo la nostra attività con consapevolezza, e nel quale viviamo con le nostre famiglie, così come tutti i cittadini di Desio e degli altri Comuni che fanno capo alla BEA. Questo è sicuramente il nostro intendimento, questa è la nostra strada, per cui abbiamo scelto.
 
Assessora all'Ambiente della Provincia di Milano
BRUNA BREMBILLA
   

Come molti sanno, anche se non tutti i cittadini che sono presenti questa sera, la Provincia di Milano ha avuto, da pochi mesi, l’approvazione definitiva del proprio piano rifiuti, del Piano Provinciale. Questo piano è imperniato sulle famose tre “R” della buona gestione dello smaltimento rifiuti, che sono: la riduzione della produzione dei rifiuti, la raccolta differenziata ed il riutilizzo dei materiali. Che cos’abbiamo voluto affermare con questi tre principi, con questi tre percorsi? Prima di tutto che i rifiuti sono da diminuire, e questo… pensando di andare un po’ controcorrente, perché negli ultimi anni nella Provincia di Milano la produzione dei rifiuti invece è andata in incremento. Quindi ridurre con azioni che portino alla riduzione. Faccio un esempio per tutti: la riduzione degli imballaggi, ad esempio, l’altra nostra azione è quella di incrementare la raccolta differenziata, quindi riciclare i rifiuti, ed un aumento che porterebbe la raccolta differenziata in Provincia di Milano al 52%. Un obiettivo molto significativo, un obiettivo importante, un obiettivo raggiungibile, ma con un impegno da parte del Comune più grande della Provincia di Milano, che è la città di Milano. Il terzo obiettivo… allora: ridurre, incrementare la raccolta differenziata, riutilizzare e quindi trasformare i rifiuti da materia a materia, poi da materia in energia. L’obiettivo generale che il piano si è dato è quello dell’autosufficienza. Oggi io parlo in uno dei Comuni della Provincia di Monza e Brianza, ma il piano è stato elaborato, adottato dal Consiglio Provinciale di Milano e, in fase definitiva, dalla Regione Lombardia, è un piano articolato sui due ambiti territoriali, gli obiettivi che io ho indicato prima sono identici per Milano e per Monza e Brianza. E l’obiettivo chiave è quello della tendenziale autosufficienza provinciale nello smaltimento dei rifiuti. Che cos’abbiamo detto? Abbiamo fatto una scelta di grande responsabilità, di assunzione di responsabilità rispetto ad un tema, quello dello smaltimento rifiuti, non dicendo: va beh, noi produciamo rifiuti poi altri territori vedranno come provvedere allo smaltimento, ma la scelta di dotare il territorio degli impianti necessari allo smaltimento, perché: sì azioni per ridurli, sì azioni per il riutilizzo, la raccolta differenziata il più possibile di, sì all’abolizione delle discariche, sì però poi anche ad un’adeguata dotazione impiantistica, per quanto riguarda gli impianti di trattamento e di smaltimento rifiuti, che vanno dagli impianti di compostaggio agli impianti di termovalorizzazione. Cosa dice il piano? Io ho avuto modo già di esprimermi in altre sedi, voglio questa sera riprendere questo argomento. Il piano dice sostanzialmente, sugli impianti, tre cose: la prima, che devono essere realizzati il più possibile vicino al luogo dove i rifiuti si producono. Significa che non si pensa ad un grande mega impianto per l’intera Provincia, rifiuti che vengono trasportati sul territorio provinciale. Primo criterio. Secondo criterio: non si vuole avere una proliferazione, però, di impianti, tanti impiantini distribuiti nei territori provinciali, ma un dimensionamento degli impianti medesimi, che renda possibile una realizzazione di nuovi impianti, se non avendo prima sperimentato la possibilità del potenziamento dell’impiantistica esistente. Questo prevede il piano. Ad esempio l’impianto di Trezzo sull’Adda è uno degli impianti che può essere ampliato. Per quanto riguarda la tecnologia, quale tecnologia?

 

 Il piano dice molto chiaramente e molto esplicitamente, c’è una sezione dedicata all’impiantistica, che debba essere sperimentata la migliore tecnologia, la più avanzata tecnologia, quella che ha un minore impatto ambientale. Io ora la dico a spot, vi posso assicurare che non è scritto così, sono tra l’altro atti consultabili da tutti i cittadini, perché sono atti pubblici, vi è proprio una precisazione, un’articolazione, dice cosa si intende per “migliore tecnologia”. Per quanto riguarda questo… l’impianto di cui stiamo parlando questa sera, è un impianto che era… che è previsto nel piano rifiuti della Provincia di Milano, è un impianto che risponde ad una esigenza del territorio di Monza e Brianza, tra l’altro non va a rispondere in modo esaustivo al bisogno di impiantistica dell’intero territorio di Monza e Brianza. Se vale come noi abbiamo proposto, ed è stato adottato dal Consiglio Provinciale, il principio della tendenziale autosufficienza, oltre che per Milano, anche per Monza e Brianza. Questo è, in breve sintesi, il contenuto del nostro piano. Io mi fermerei qui, perché credo sia più opportuno, anche ascoltando il dibattito, poter, se si renderà necessario, riprendere la parola per dare risposte o contributi, se si rendono necessari, durante il dibattito.

 
ASSESSORE PROVINCIA DI MILANO  GIGI PONTI
 
    

Credo che sia importante, questa sera, svolgere un percorso, in termini di riflessione, che tiene conto, senz’altro, delle peculiarità della nostra nuova realtà, che è quella della Provincia di Monza e Brianza, partendo innanzitutto dalla questione legata al tema della produzione dei rifiuti. Ricordava brevemente prima Bruna Brembilla che l’organizzazione del piano legato alla quantificazione dei rifiuti e la loro gestione, ha già tenuto conto di una valutazione specifica in termini di bisogno e di zonizzazione. Di fatto il piano della Provincia di Milano già contempla la nascita della Provincia di Monza e Brianza, che di suo ha una caratteristica legata alla capacità più alta, in termini di percentuale della Provincia di Milano, in termini di raccolta dei rifiuti differenziati. Poco fa con il Sindaco, appunto, si ricordava che a fronte del 52% della media provinciale siamo, in realtà, nelle quali la media viaggia tra il 64 ed il 68%. Quindi in una condizione per la quale è stato fatto uno sforzo e ci troviamo in una delle realtà del sistema paese più avanzate, dal punto di vista dell’applicazione dei principi che sono stati riassunti nelle tre “R” da Bruna Brembilla. Questo è legato ad un percorso che considera ovviamente anche il passato, perché quest’oggi ci interroghiamo rispetto al presente ed al futuro, ma come ricordava il Sindaco, la storia di questo impianto, ma la storia della gestione dei rifiuti è una storia che arriva da lontano, che è legata anche ad una responsabilità specifica da parte degli amministratori, di fronte ad una necessità, ad un bisogno specifico. Mi sembra opportuno ricordare, risottolineare anche quanto è stato detto in chiusura, nel senso che quest’area della Brianza in definitiva è servita, per quanto riguarda gli impianti, da due impianti di riferimento, perché l’impianto sul quale gravita la zona est della Brianza, il Vimercatese, normalmente è coperto da parte del forno di Trezzo. Ma qui mi permetto di inserire una questione che io considero particolarmente rilevante, nel senso che al di là delle caratteristiche di questi due impianti, e al di là del potenziale specifico, noi oggi ragioniamo di un impianto che è di proprietà pubblica, perché di questo parliamo in Desio, mentre invece per esempio il forno di Trezzo è un forno privato. Mi fermo qui per una breve riflessione, nel senso che ho sempre considerato, anche nel mio percorso di Sindaco, prima di avere questa responsabilità, che in alcuni settori è particolarmente importante avere condizioni per le quali il pubblico ha un ruolo di proprietà o di gestione. Questo è uno dei casi specifici, perché è evidente per tutti che tutti noi tendiamo, nel momento in cui si realizza un impianto o se ne ammoderna uno, a trovare le migliori soluzioni possibili, e tutti ovviamente siamo portati ad un percorso per il quale la differenziata deve essere una differenziata spinta, nel senso che deve essere portata ai limiti estremi, in modo tale cheIL BUGIARDINO
DEGLI ADORATORI DEL FUOCO
inceneritori & informazione... come infinocchiare i cittadini si conferisca il meno possibile, ma il fatto di sapere che la chiave, il bottone è in mano al pubblico, io penso che sia una garanzia senz’altro importante per tutti, in parte sotto il profilo del controllo, ma anche perché la sua attivazione o disattivazione comunque è nelle mani di chi ha una responsabilità che viene comunque assegnata a dei cittadini. Un’altra questione che mi sembra molto importante è la seguente: evidentemente il tema del forno è un tema che ha creato i presupposti per i quali in queste aree non vi fosse una proliferazione di discariche, a differenza che in altri contesti. Il concetto che è stato espresso in modo molto chiaro anche all’interno del Consiglio Provinciale e che è quello che tende alla maggior limitazione possibile di questa condizione, delle discariche, è, credo, una questione che dobbiamo tenere molto ma molto ben presente anche qui da noi, nel senso che abbiamo ovviamente presente sul territorio delle situazioni, anche di criticità, legate ad un passato non necessariamente di questi impianti, che hanno portato ad avere anche dispersioni sul territorio causata da attività di natura produttiva, non mi riferisco ovviamente al tema dei rifiuti, che hanno creato ovviamente dei problemi. Sappiamo di vivere, tra l’altro, su un territorio che ha una densità in termini di residenti particolarmente ampia. Credo quindi che sia assolutamente difficile immaginare, a meno che si creino condizioni assolutamente particolari, che sul territorio si possa immaginare, a fronte di dismissione di impianti, di realizzare delle discariche. Non credo che in questo momento ci siano Comuni che possano accettare o si candidino, possano valutare questa ipotesi, anche se ovviamente non mi sento di escludere nulla, faccio solo un ragionamento che è legato ad una consta stazione, assolutamente pratica, e ad una visione legata all’esperienza ed alle condizioni nelle quali noi stessi ci troviamo. Quindi il ragionamento ed il percorso che è stato fatto in questi anni, particolarmente quelli a partire dal 2003, 2004, quando si è cominciato a ragionare ad un impianto nuovo, ovviamente non può essere disgiunto da un percorso di natura più complessa, innanzitutto quello per il quale con il supporto delle Amministrazioni Comunali, soci ovviamente della società di oggi e del Consorzio prima, si è incentivato nel maggior… nel miglior modo possibile il tema della raccolta differenziata anche tramite le società di raccolta. Si è lavorato molto su standard di qualità anche legati alla raccolta dell’umido, un’altra delle questioni che dal mio punto di vista sono particolarmente importanti e, visto che parliamo di questo argomento, una delle questioni sulla quale bisognerà fare un passo in avanti, perché su questo territorio c’è un deficit che è legato ad un’ordinanza regionale, che non è stata assolta nel tempo, ma che è, diciamo così, adeguato e può essere adeguato, meglio, con un impianto che dovrà essere realizzato probabilmente nella realtà di Cesano, nel senso che lì è stata individuata un’area dove si può portare una raccolta avanzata con particolari standard di qualità in un’area che potrebbe essere adeguata, e che oggi è all’attenzione di tutti. Questo, appunto, per sottolineare che noi oggi parliamo del tema legato all’impianto, ma di fatto parliamo di raccolta differenziata, di una raccolta differenziata che è fatta ovviamente di materiali tra loro diversi, alcuni riciclabili, altri invece utilizzabili solo a determinate condizioni, poi Copreni dirà qualche numero in più, una condizione per la quale ultimamente ciascuno ha cercato di portare il miglior contributo possibile con la situazione che dicevo prima, cioè garantire comunque in prospettiva che la proprietà di questo impianto sia una proprietà di natura pubblica. Ora questo percorso è stato avviato, è un percorso che ovviamente ha bisogno di essere seguito con responsabilità, che deve essere accompagnato da una ulteriore capacità anche tecnica nell’andare a trovare le migliori soluzioni possibili, tutte quelle che ci sono in un determinato momento e possono essere tecnicamente collaudate e collaudabili, devono essere ovviamente ricercate, nel senso che sappiamo tutti che ogni volta abbiamo delle opportunità nuove, magari anche migliori. E così come quando ci siamo trovati, l’ultima volta, nel Consiglio della BEA, con il parere da rendere da parte della Provincia di Milano, in quel momento la Provincia di Milano ha chiesto, posto che era responsabilità ovviamente di tutti, ha chiesto che le migliori tecnologie venissero assolutamente applicate anche a questo impianto, così come doveva essere. Questo lo dico perché sotto questo profilo i tecnici, che hanno dato un contributo specifico in funzione della loro professionalità, hanno espresso un parere che non era per niente politico, era esattamente un parere di natura tecnica che è stato portato sull’argomento. Ora io credo quindi che questo tema sia un tema articolato, dove dentro c’è anche la vicenda di un impianto, un impianto che per fortuna è pubblico, un impianto che sta dando anche un suo contributo rispetto ai temi dell’impatto, perché teleriscaldamento piuttosto che il campo fotovoltaico sono due passaggi, io credo, importanti, che avrà bisogno di essere seguito, nel senso che io non credo che la riunione di questa sera sia risolutiva di tutti i temi e le questioni aperte, si continuerà, si dovrà seguire con la maggiore attenzione questo percorso e laddove vi sarà la possibilità di registrare delle proposte o dei suggerimenti di natura tecnica interessanti, questi necessariamente dovranno essere valutati con la responsabilità e l’impegno da parte di tutti noi. Questo è un po’ lo spirito con il quale io credo si deve accompagnare la realizzazione di un impianto, di una realtà che ovviamente assiste - e lo ripeto anch’io e poi davvero chiudo - ad un principio che io credo assolutamente sacrosanto, e cioè che chi produce i rifiuti se li gestisce. Questo è un passaggio di civiltà, per il quale alcuni vantaggi possono essere o devono essere poi compensati, perché alcuni vantaggi non devono andare a danno o a debito di qualchedun altro, che non ha concorso ad avere situazioni, diciamo così, di questo tipo. Mi permetto di ringraziare anche chi sta lavorando su questo argomento, e particolarmente chi porta un contributo anche scientifico importante, che serva ad orientare quelli che sono degli indirizzi che insieme cerchiamo di prendere, convinti che il bene pubblico sia fatto anche di dialogo e di capacità, di interpretazione.

 
PRESIDENTE COPRENI
 

 La Brianza Energia Ambiente, innanzitutto, è arrivata a questa scelta, di individuare il rifacimento dell’attuale impianto, non tanto perché c’era un’emergenza rifiuti, noi l’abbiamo dimostrato negli anni, già nel 1994, non solo abbiamo progettato, ma abbiamo anche realizzato tre piattaforme ecologiche controllate, dove di fatto, avuto l’abbrivio di tutto il sistema di raccolta, prima sulla Valle del Seveso e poi con le aziende municipali di Desio e di altri Comuni che erano già strutturati per poter attuare in modo sinergico tutte le differenziate, per cui prima ancora della Ronchi, del ’97, per cui durante la famosa 134, poi Legge 21 della Regione Lombardia, l’allora Consorzio, proprio per evitare l’emergenza, perché questo territorio non ha mai sofferto di emergenza, non tanto perché c’era l’inceneritore di Desio, non ha mai sofferto l’emergenza dei rifiuti perché i Sindaci, e gli Assessori all’Ecologia, non tanto perché avevamo solamente il pollice verde, ma perché ci credevamo in quello che stavamo facendo, abbiamo attuato in modo estremo le raccolte differenziate, coinvolgendo direttamente i cittadini. E queste scelte erano state fatte soprattutto per non avere ulteriori aggravi di costo con situazioni più o meno paventate, dai vari operatori ecologici che fornivano impianti, proprio perché noi consideravamo uno spreco, uno spreco di denaro. Tant’è vero che i cittadini hanno risposto in modo corretto e già nel lontano ’95–’96 - ci sono proprio tutti i dati statistici - quello che l’assessore Gigi Ponti e l’assessore Brembilla avevano sottolineato, l’importanza della tracciabilità del rifiuto, che è una cosa importantissima, bene, permetteva di individuare dei risultati di eccellenza che ha portato, negli anni successivi, ad avere oltre che un ottimo livello quantitativo di raccolta differenziata, anche qualitativo ed i Comuni ne hanno i benefici, in quanto ricevono il giusto contributo da parte del Conai, i quali poi usano, diciamo, questi contributi nel modo più corretto per favorire la differenziata, per favorire, se vogliamo, maggiori servizi aggiuntivi per i cittadini. Per cui stiamo parlando degli anni ’94, ’95, ’96 e ’97. Bene. Nel frattempo noi abbiamo pensato ad un ulteriore step importante, proprio per quanto diceva l’assessore Ponti, generosamente i Comuni, i Sindaci - vedo che c’è anche Pedrazzi, che si ricorderà senz’altro, della Provincia - hanno dato mutuo soccorso ai sei Comuni delle Groane dove, in concambio, dovevano costruire un impianto di compostaggio per la frazione putrescibile organica, in quanto era una delle frazioni che maggiormente incidono come costo, in quanto dovevamo utilizzare degli impianti addirittura fuori Regione. Questo non è stato possibile per gli ovvi motivi, che tutti vogliono a casa degli altri gli impianti, bene, il Comune di Desio ha dato il permesso alla Brianza Energia Ambiente di sperimentare, con la scuola agraria di Monza, una stazione di compostaggio di qualità, sfalcio e potature, e questo ci ha permesso, attraverso il Consorzio Italiano Compostatori,di cui noi facciamo parte, oltre che a livello nazionale ma anche a livello scientifico per quanto riguarda le problematiche del compost, ci ha permesso di entrare in contatto, in modo sinergico, anche con altre realtà che piano piano andavano ad identificare degli impianti tecnologici per la frazione putrescibile organica con delle tecnologie che permettevano, in modo economicamente sostenibile, l’attuazione anche di questi impianti. Abbiamo seguito Silea per quanto riguarda l’impianto del Lecchese e in attesa che l’assessore Ponti e gli amministratori di Cesano… si sciogliesse il cosiddetto snodo della SNIA, abbiamo attuato un protocollo di intesa di acquisizione del 50% dell’impianto di Santhià, dove fra qualche mese sarà terminato e per il quale noi pensiamo, così, di invitare soprattutto gli amministratori, ma anche i cittadini, a vedere che cosa si può fare, che cosa si può davvero inserire all’interno del contesto urbano, come il nostro, questi impianti, che forse per errate visioni o perché questi signori che li costruirono pensavano solamente a speculare per quel che riguarda i quantitativi economici che loro ritenevano opportuno trattare, per cui c’erano gli esempi di Muggiano, c’erano gli esempi della FAC, che hanno creato, a detta degli addetti ai lavori, un deficit di questi impianti perché non erano degli impianti performanti e possibilmente inseribili in un contesto urbano come il nostro. Bene, la Brianza Energia Ambiente - e concludo velocemente, so che… non vorrei essere molto lungo - non ha pensato solamente all’impianto del verde, l’impianto del putrescibile, ma ha pensato a costruire l’impianto di tutta la frazione riciclabile, che è quella di Seruso. Abbiamo visto quanto hanno scritto sui giornali, magari anche in modo risibile su tutto il lavoro svolto. Bene, l’impianto di Seruso è un impianto di 1.400.000 persone, il CEM non ha impianti,il CEM è venuto all’impianto di Seruso perché abbiamo ceduto il 2% alla Daniela Mazzucconi, se no non poteva venire da noi. Serve la Valtellina, il Lecchese, parte del Comasco, per cui la parte Canturina, il Verbano, la Brianza legata alla Valle del Seveso, (inc.), il CEM e parte di Milano. Perché dico questo? Dico questo… come ha accennato l’assessore Brembilla, è opportuno che questi impianti per poter essere sostenibili devono avere certe dimensioni, per poter soddisfare in modo serio e responsabile nel discorso del concambio una risposta adeguata a quello che è lo smaltimento ed il controllo, la tracciabilità del rifiuto, dove va, l’RSU è un terzo del rifiuto che viene prodotto da questo territorio, gli altri due terzi sa solo Dio dove va a finire, parlo dell’artigianale, dell’assimilabile, degli urbani e quant’altro. Per cui quello che noi svolgiamo come compito, per cui noi siamo una realtà pubblica, non abbiamo scopo di lucro, il nostro cittadino medio il sistema BEA costa mediamente 20 euro pro capite annuo… Noi cerchiamo di dare il massimo del controllo, il massimo della verifica costante, con il MUD, con tutti i controlli che gli organi competenti ci richiedono, siamo uno degli impianti che ha ottemperato a tutte le disposizioni Aja, che sono addirittura più restrittive della 133 europea, come sapete la Regione ha imposto nella direttiva Aja anche il controllo in continuo del CDD, delle diossine, per cui noi cerchiamo di rispondere a quello che la legge dice, siamo un impianto campione, perché siamo impianto di riferimento dei nostri organi istituzionali, cerchiamo di sviluppare possibilmente, all’interno del nostro territorio di competenza quegli impianti che sono sinergici all’economicità del sistema ed anche all’attualità del sistema. Per cui Cesano Maderno non è un Comune che si immola sull’altare dello smaltimento dei rifiuti, il rifiuto per noi è una risorsa e l’abbiamo dimostrato, perché non è solamente il 60, il 65, in alcuni casi anche il 70% di differenziata vera che facciamo, non quelli che ci leggiamo sui giornali, che mettono in differenziata anche gli ingombranti o anche frazioni che poi vengono ulteriormente trattate, quello che rimane, per cui parliamo, su base 100, circa il 35%, che è tutto ciò che indifferenziata… siccome da noi dal 1997 non si fa più niente di tal quale, ma tutto ciò che arriva dopo il corretto uso che ne fa il cittadino della frazione differenziata, arriva l’indifferenziato al forno, che viene usato come combustibile. Noi abbiamo un combustibile che siamo passati dal 2.200 kilocalorie a 4.000 kilocalorie, e anche in questo caso da sempre il termovalorizzatore di Desio produce energia elettrica e da qualche anno, da circa quattro o cinque anni produce vapore per il teleriscaldamento. E qui stanno parlando del cascame di vapore, per cui la co-generazione viene fatta con lo stesso vapore, prima si produce energia elettrica, ed il cascame di vapore viene intercettato e viene trasmesso a tutta la fase di immissione nella rete di teleriscaldamento, che sono circa 30 kilometri, sono 15 kilometri in doppia mandata, sono 30 kilometri di tubo su Desio, Varedo e Bovisio. Il nostro obiettivo nel rifacimento di questa struttura ha come scopo, innanzitutto, che la frazione che viene usata come combustibile, per cui la frazione secca, indifferenziata, che arriva al termovalorizzatore, deve dare la possibilità di essere un qualche cosa che permette, in modo performante, lo sfruttamento all’interno dell’inceneritore, la produzione di vapore e di energia elettrica. Che cosa significa? 

 Che la tecnologia, proprio perché siamo all’alba del terzo millennio ci permette comunque di dare quelle adeguate garanzie di poter sfruttare, in un modo corretto, il ciclo termico e di poter, attraverso tutto il sistema di captazione a valle, dare la giusta e adeguata tranquillità a chi è presente ed abita sul territorio.
   
SCOGNAMIGLIO MICHELA
 
 

Prima di tutto ringrazio per avermi dato la parola, e saluto tutti. Cercherò, proprio perché saranno tanti gli interventi, di essere breve. Vorrei dire qualcosa a proposito del comitato per l’alternativa all’inceneritore, di cui forse avrete sentito parlare. E’ un comitato di cittadini semplici, liberi, che non hanno partiti da sponsorizzare ed interessi economici di terzi da difendere, in breve hanno a cuore praticamente solo il bene comune, insomma. Questo comitato agisce sul territorio dallo scorso giugno, tentando, con i pochi mesi che il volontariato (inc.) mette a disposizione, però con molta buona volontà, di fare un po’ di chiarezza e di informazione su questo nuovo impianto, su cui in effetti poi a noi nulla è dato di sapere. Abbiamo raccolto oltre 3.000 firme e le abbiamo depositate presso la Provincia, per chiedere due semplici cose, che poi si possono riassumere in una: il diritto di sapere ed il diritto di partecipare alle decisioni. Il diritto, in breve, in un’unica cosa, di avere una pubblica assemblea in cui tecnici indipendenti possano proporre alternative… proporre alternative migliori dell’inceneritore. Chiediamo… abbiamo chiesto, in poche parole, che esperti disinteressati potessero dimostrare che esistono opportunità più salubri ed economiche di quelle di chi ha già deciso tutto e 

on intende mettere più in discussione alcunché. Tra l’altro ci è stato detto anche tante volte, forse nel tentativo di scoraggiarci… non so. Eppure esistono accordi internazionali che l’Italia ha sottoscritto e recepito, che ci danno questo diritto di partecipare alle decisioni in materia di ambiente, che ci danno diritto di sapere e di sapere al momento giusto, attraverso ad esempio banche dati elettroniche, che possono permettere stabilmente il libero accesso alle informazioni. Abbiamo il diritto di sapere chi ha la competenza di decidere cosa, chi deve dare le autorizzazioni e quando queste vengono rilasciate. Insomma, abbiamo il diritto di avere chiaro l’iter e le competenze. Abbiamo fatto richiesta da tempo di conoscere le caratteristiche tecniche di questo nuovo impianto e tutte le informazioni che possano essere utili a capire il tipo di impatto che esso avrà realmente sull’ambiente, e sulle nostre vite, ma anche su questo fino ad oggi non abbiamo avuto riscontro. Ci è stato detto talvolta, verbalmente, che questo piano rifiuti è stato discusso, però noi sappiamo solo che da mesi oltre 3.000 semplici cittadini chiedono un vero confronto, alla pari, e che questo non gli viene concesso. Ed allora concludo: vorremmo sapere perché, spiegateci perché avete paura di questa assemblea, di questo confronto pubblico, perché ci negate questo contraddittorio, spiegateci perché non è più possibile discutere e rivedere con voi queste decisioni, che avete già preso. Diteci, per esempio, perché anche questa sera non c’è un solo esperto indipendente, e quindi abbiamo potuto sentire soltanto la voce di tecnici, per quanto autorevoli, che però di mestiere, guarda caso, fanno… gestiscono gli inceneritori.

FERRI MORENO

Buonasera a tutti. Mi chiamo Moreno Ferri, sono un cittadino. Ho partecipato ad alcuni Consigli Comunali sul tema degli inceneritori, ho letto vostre dichiarazioni, vi ho sentiti questa sera. Insomma, registro che la Provincia di Milano, nella persona dell’assessore Brembilla, nonché i Sindaci e gli Assessori dei Comuni aderenti al Consorzio BEA, del Presidente stesso, del Consorzio BEA, insomma vi vedo tutti compatti, tutti determinati nel tentativo di convincere i cittadini che: inceneritore è bello, l’inceneritore s’ha da fare. Ho sentito parole “performanti”, “sinergici”, ma di salute non ho sentito parlare.

Io ho qui con me un rapporto dell’Arpa Piemonte, che è nientemeno che l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, che ha pubblicato, nel 2007, gli esiti di ben 10 studi effettuati in 10 diverse zone d’Italia, tra il ’96 ed il 2007, da cui emerge indiscutibilmente che in prossimità degli inceneritori esiste incremento di mortalità per malattie spaventose…

che vado ad elencare: incremento di mortalità per sarcoma tessuti molli; incremento di mortalità per linfomi non Hodgkin; incremento di mortalità per tumore del colon e della mammella; incrementi di mortalità per diabete e malattie cardiovascolari. E sapete su quali categorie di persone? Le donne. E sapete perché le donne? E’ semplicissimo. E’ disarmante per quanto è semplice. Perché le donne rappresentano la categoria di persone che mediamente trascorre più tempo a casa, che trascorre più tempo accanto all’inceneritore. E’ tutto molto semplice. Il sottoscritto da più di trent’anni vive a due chilometri dall’inceneritore di Desio, è da più di trent’anni ormai che sono attivi gli inceneritori, come ricordava poco fa il Sindaco Mariani. Dovettero passare più di trent’anni anche prima di bandire l’amianto.

Più di trent’anni da quando fu scientificamente constatato che esisteva una relazione tra la presenza dell’amianto e l’insorgenza dei tumori. La produzione di amianto fu bandita nel ’94 e già dagli anni ’60 era 
scientificamente constatato che provocava il cancro. La mia domanda è questa, perché ho una domanda: di quali dati certi e verificabili disponete per sovvertire totalmente l’esito dei 10 studi pubblicati dall’Arpa Piemonte e per sovvertire totalmente le tesi dell’Associazione dei Medici per l’Ambiente, ISDE, Associazione Italiana Epidemiologia, della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, dell’Associazione Francese per la ricerca terapeutica contro il cancro, dell’Ordine dei medici per l’Emilia Romagna, dell’Ordine Provinciale dei Medici di Modena, tutti organismi che hanno preso posizione contro gli inceneritori, anche di nuova generazione, anche in presenza dei migliori filtri disponibili? Signori, di quali dati certi e verificabili disponete per sostenere che questi eminenti organismi hanno torto? Signori, siamo spaventati, e la verità è che voi ci spaventate. Grazie.

   
DI CARLO PAOLO
   
Buonasera a tutti e grazie. Io vorrei sfatare un mito,  Che l’inceneritore sia sicuro in quanto ampiamente rispetta limiti di legge che riguardano le emissioni. Io vorrei sfatare questo mito perché in realtà è importante sottolineare una cosa: i limiti di legge hanno un valore puramente tecnico e non sanitario, non sono sinonimi di sicurezza, rispecchiano soltanto le prestazioni ottenibili con le migliori tecnologie. Quindi i limiti vengono stabiliti sulla base delle potenzialità della tecnologia che abbiamo a disposizione. Questo è stato ribadito anche recentemente dal dottor Paolo Crosignani, che è direttore del Registro Tumori di Milano, in un’occasione di una conferenza, tra l’altro a Bovisio Masciago, sul tema dell’inquinamento atmosferico e dei danni alla salute. Faccio un esempio: i 20 inceneritori, che all’epoca erano a norma di legge, scaricavano una quantità di diossina che oggi non sarebbe assolutamente permessa, ma erano a norma di legge. Quindi questo ci deve far capire che essere a norma di legge non vuol dire niente per la salute…
vuol dire soltanto che rispettiamo dei limiti che sono stati stabiliti da dei tecnici, sulla base delle possibilità che la tecnologia offre oggi. Fine. Punto. Entriamo un momento nel dettaglio. Un’altra cosa che… un’informazione che è stata data, ad esempio, sempre parlando di diossina: il nuovo inceneritore sarà al di sotto dei limiti, quindi il limite che rispetterà sarà di 0,01 nanogrammi di diossina per ogni metro cubo di cubi emessi. E questo è un dato che, credo, il Presidente Copreni di BEA possa confermare, perché è stato lui stesso a pronunciarlo in altre occasioni. Quindi viene detto che questo limite è abbondantemente al di sotto del limite di legge. Ma sinceramente… cioè io vi chiedo: 0,01 nanogrammi per metro cubo… io credo che non dica niente, cioè è una concentrazione, ma se noi non sappiamo quanti metri cubi vengono fuori dall’inceneritore, quanta diossina viene fuori? Non lo sappiamo.

Allora, visto che questo nessuno ce l’ha detto… visto che questo nessuno ce l’ha detto e nessuno ce lo vuole dire, abbiamo dovuto arrangiarci. Allora siamo andati… abbiamo chiesto l’aiuto dell’Istituto dei Tumori di Genova ed abbiamo fatto questa ipotesi, abbiamo fatto due conti, il calcolo della serva: 90.000 tonnellate di rifiuti all’anno, ammesso che siano 90.000, danno luogo a 1.700.000 metri cubi di fumi, che contengono una certa quantità di diossina. Noi non sappiamo, però, perché moltiplichiamo, vediamo quanti nanogrammi, quanti picogrammi vengono fuori, però dobbiamo confrontarci con qualcos’altro per capire questa entità se fa bene, se fa male, se è tanta, se è poca. Allora, premesso che la diossina fa sempre male, corrisponde, l’emissione dell’inceneritore di Desio che verrà costruito, con limite 0,01 nanogrammi per ogni metro cubo, corrisponde alla diossina emessa da 2.400.000 auto, catalizzata, che percorrono ciascuna 10 kilometri in un giorno, quindi come se a Desio ci fossero 2.400.000 automobili che percorrono, ciascuna, 10 kilometri in un giorno. Questa è la diossina che viene fuori.

 

Lo stesso valore - per fare un altro esempio, per capire - è pari alla dose giornaliera tollerabile di diossina - dose giornaliera tollerabile - di 122.850 adulti. Allora, per intenderci, gli abitanti di Desio, Varedo e Bovisio sono 67.000; allora, non sto dicendo che tutta la diossina che viene fuori in un giorno viene respirata interamente dagli abitanti, poveracci, di questi tre paesi, però ci serve per capire che è una quantità di diossina rilevante, notevole, cioè che va a saturare le possibilità di assorbimento considerate non a rischio zero, ma tollerabili per 122.000 persone. E questo ogni giorno. Allora, da qui a dire che l’inceneritore inquina quasi zero, mi sembra che ce ne passa.
Questo esempio, però, è riferito alle 90.000 tonnellate. Noi sappiamo che 90.000 tonnellate è il vecchio dato, il dato del vecchio inceneritore, che poi è stato ridotto, è stato portato a 40-45.000, che è il funzionamento attuale. Ma noi sappiamo anche che è previsto un incremento del funzionamento, una rivalutazione annua del 2-3%, me lo dirà qualcuno probabilmente che lo sa meglio di noi. Da fonte ufficiosa sappiamo che in realtà, perché BEA non ha mai dato informazioni su questo, si parla solo di potenza termica e non si parla di tonnellaggio effettivo, noi abbiamo un valore di 150.000 tonnellate anno. Allora, 150.000 tonnellate anno corrisponderebbero a delle quantità molto superiori: per esempio avremmo una dose tollerabile giornaliera di 200.000 persona, quindi non più le 120.000 ma 200.000, ancora peggio. E per quanto riguarda l’esempio dell’automobile, sarebbero quasi 4 milioni, 3.977.000 automobili. Allora, da qui a dire che inquina quasi zero mi sembra che la strada è un po’ lunga. Teniamo poi conto che queste emissioni vanno ad inserirsi in un territorio già fortemente segnato: primo, da una presenza industriale; secondo, dalla presenza del traffico stradale, che comunque sono fonti di inquinamento, quindi andiamo ad inserire un nuovo inceneritore, un inceneritore più grande, più grande perché il tonnellaggio sarà maggiore e le emissioni saranno comunque maggiori, in un territorio che è già segnato e che è stato anche molto, molto, molto… fortemente segnato, per restare sempre in tema di diossina, dal disastro di Seveso.
E qui io vorrei citare uno studio che è stato svolto qualche anno fa in collaborazione tra l’ospedale San Paolo, l’Università di Milano e l’ospedale di Desio, nel quale è stato analizzato, a 25 anni di distanza dal disastro, il latte materno di donne che vivono in queste zone, ed è stato confrontato con il latte materno di altre donne che vivono a Milano ed in altre zone di campagna, ma non qui, nella Brianza, più spostate, e si è rilevato che a distanza di 25 anni abbiamo ancora tre volte la concentrazione di diossina che si è rilevata a Milano. Cioè chi sta qui a suo figlio dà tre volte la diossina che è stata rilevata a Milano. Quindi io direi: forse vale la pena di cominciare ad aprire un po’ gli occhi e a pensare che esistono delle alternative, cercare di valutare queste alternative, senza fasciarsi la testa e soprattutto senza imbavagliare i cittadini ed i tecnici che i cittadini vorrebbero portare all’opinione pubblica. Grazie.
 
D’ANGELO GALLI ANDREA
 
Vorrei parlare di polveri sottili, danni alla salute, inutilità dei filtri per le nanopolveri. Uno dei tanti problemi degli inceneritori, sia di nuova che di vecchia generazione, è che bruciando rifiuti ad alte temperature producono nanopolveri. Secondo quanto scritto dal dottor Stefano Montanari, ricercatore tra i massimi esperti mondiali di polveri sottili, nel suo libro “Il girone delle polveri sottili”, spiega che essere si 
differenziano in due tipologie: primarie e secondarie. Le primarie, a loro volta, si dividono in due tipologie: quelle prodotte al momento della combustione e catturabili dai moderni sistemi di filtraggio. Un’altra parte, denominata primarie condensabili, perché si creano per condensazione del materiale vaporizzato, condensazione che avviene ben al di là del camino; le secondarie invece si generano per la condensazione dei gas che escono dalla combustione con quanto si trova già nell’atmosfera ed il sole le fa da catalizzatore. Anche loro, come per le primarie condensabili, si creano ben al di là del camino, e sono quelle prodotte in maggiore quantità, e sono naturalmente le più aggressive per la salute umana. Queste nanopolveri non sono catturabili dai filtri applicati agli inceneritori, ribadisco nessun filtro, nemmeno quelli di nuova concezione, che sono in grado di farlo, per il semplice fatto che queste polveri si condensano quando sono all’esterno, una volta uscite dal camino, nell’area esterna appunto. Pertanto i filtri a maniche, in tessuto, gore-tex soprattutto, elettrofiltri, abbattitori di pioggia, catalizzatori e tutti quelli che volete, non sono in grado… che sono eventualmente in grado di fermare le particelle al di sotto anche del 2,5, comunque non servono a nulla per questa tipologia di polveri, perché si creano al di fuori. Trasportate dal vento per kilometri, grazie alla loro infinita leggerezza, una volta respirate passano attraverso i polmoni. Sì, perché anche gli alveoli polmonari sono molto più grandi di queste particelle. Entrano nel sangue e quindi possono arrivare in qualunque parte del corpo, accumulandosi in modo irreversibile nel nostro organismo, provocando l’aumento di malattie ai polmoni e cardiache, nei casi, tra virgolette, meno gravi, problemi cerebrali, tumori e malformazioni dei feti nei casi più gravi. Purtroppo c’è anche da dire che l’attuale legge in materia, di controllo delle emissioni degli inceneritori non prendono in considerazione queste particelle, tengono solo conto delle polveri di dimensioni Pm10 e Pm2,5, generate, però, dalla combustione all’interno del processo. Quindi immaginate quale può essere il valore di un’affermazione che dice che gli inceneritori sono sicuri perché a norma di legge. Nessuno. Va detto, però, che alcuni tipi di polveri sottili vengono emesse anche da altre fonti, come autoveicoli o fabbriche, che effettuano lavorazioni ad alte temperature, con la differenza sostanziale, però, che la tipologia delle nanopolveri provenienti dagli inceneritori contiene quasi tutta la tavola degli elementi.

Oltretutto sono infinitesimamente più piccole. Sarebbe come paragonare una montagna con una formica. Sia per composizione che per dimensione sono totalmente differenti. Il nuovo inceneritore di Desio rappresenterà una inutile, pericolosissima, ma evitabile fonte di inquinamento aggiuntiva alle altre font    i già presenti e molto importanti: il traffico urbano intenso, le industrie, la Pedemontana futura. Ci manca solo una centrale nucleare a sinistra del forno ed una turbogas sulla destra, così facciamo il tutto esaurito.                        

Allora, io ho fatto diverse considerazioni, sono tutte prese da fonti autorevoli, se volete potete contestarle. I nostri tecnici comunque ci assicurano che è così come vi stiamo dicendo, visto che non li avete voluti qui dovete fidarvi di quanto vi diciamo noi. Se non vi fidate organizzate un altro incontro pubblico ed invitateli.

    
ANTONIO PISTILLO 
 

Da cittadino qui vedo un atteggiamento nel dibattito sui rifiuti per cui l’inceneritore è la soluzione di tutto, la più semplice ed immediata. Ci sono montagne di rifiuti che si producono ogni giorno, come li eliminiamo? Semplice: li bruciamo ed il problema sparisce. Sbagliato. Sbagliatissimo. Io sono un insegnate ed anche i miei studenti di 12-13 conoscono la celeberrima legge della fisica, per cui nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

La cosiddetta legge della conservazione della massa. Questa è stata formulata dal chimico francese Antoine Lavoisier già nel diciottesimo secolo, si parla di 300 anni fa e passa, dimostrando che è una legge valida anche per qualsiasi reazione chimica.

Una legge confermata più di recente persino da Albert Einstein. Adesso: quante tonnellate rifiuti entreranno nel nuovo forno di Desio? 90.000 tonnellate l’anno? 150.000? 170.000? Quanta massa? E soprattutto quanta ne uscirà in varie forme? Perché come la scienza spiega: nulla sparisce, né con la bacchetta magica né con l’inceneritore né con un super filtro. Ammettendo di ragionare su 100.000 tonnellate di rifiuti, dobbiamo anche considerare, per far funzionare l’inceneritore, l’aggiunta dell’acqua alla calce, al bicarbonato, l’ammoniaca, carbone attivo eccetera, e queste aggiunte portano le tonnellate iniziali già a 200.000. Secondo Greenpeace, secondo vari documenti, tra cui l’esposto ala Procura della Repubblica, presentato da medici ferraresi - medici ferraresi - l’11 luglio del 2007 contro l’inceneritore cittadino, da una tonnellata iniziale escono, ascoltate bene, da una tonnellata: una tonnellata di fumi, 650 kili di acqua da depurare, e c’è da chiedersi dove finirà ciò che è stato depurato da quest’acqua, 300 kili di ceneri pesanti altamente tossiche, 30 kili di ceneri volanti altrettanto pericolose, 25 kili di gesso. Basta fare una semplice addizione per vedere come da una tonnellata di rifiuti bruciati escano due tonnellate di residui, e questo trascurando le pericolose polveri secondarie che si formano per condensazione e che possono ampiamente superare, da sole, quella massa. Insomma, entrano rifiuti e si trasformano, moltiplicandosi in ceneri e gas, gas velenosi che lentamente ci faranno ammalare, e ceneri tossiche, che inquineranno la nostra - nostra - terra. Ma voi, nonostante ciò, volete comunque costruire un nuovo inceneritore. Però qualsiasi cosa direte per tranquillizzare la gente, non potrete sovvertire la legge della conservazione della massa, o vorreste per caso dire, e vengo alla mia domanda: che voi ne sapete più di Antoine Lavoisier ed Albert Einstein?

   
GIAMMELLA MIRCO
 

...A proposito del discorso del dimensionamento dell’impianto, visto che non sono stati dati i dati questa sera, voglio sapere se era possibile chiedere direttamente all’ingegner Fumagalli alcuni dati, però… se era possibile, che rispondesse in tempo reale, se no poi… Per esempio: il potere calorifico oggi del rifiuto è di?......

Partiamo da… torniamo un po’ indietro. Qualche tempo fa il signor Copreni, penso sempre all’interno di questo Consiglio Comunale, aveva dato alcuni dati riguardanti il potere calorifico del rifiuto attuale e l’autorizzazione a bruciare i rifiuti dell’impianto di Desio, i rifiuti che poi erano stati realmente bruciati nel 2007, i rifiuti ceduti ad altri inceneritori, le ore di funzionamento, i giorni di funzionamento e, diciamo, la potenza del… che sarà quella del nuovo impianto, di 75,5 megawatt ora. Successivamente poi, in occasione del

Consiglio Comunale di Varedo, l’ingegner Fumagalli aveva dato il dato a 80 megawatt ora, se non ricordo male. Sono cose che si possono tranquillamente recuperare dai Consigli Comunali. Allora, questo ci porta, con i vostri dati, utilizzando alcune formule… Come?......

Sì, che è la potenza poi dell’impianto, giusto? Con alcune formule, che tra l’altro sono citate dall’Arpa, è possibile, con questi dati, ricavare l’esatto dimensionamento dell’impianto. Quindi con 80 megawatt ora l’impianto non sarà di 90.000 tonnellate anno ma sicuramente sarà di una cifra che si aggirerà intorno alle 150.000 tonnellate l’anno, con questa potenza. Questo per dire: come mai voi continuate a sostenere che l’autorizzazione sarà 90.000 tonnellate come il vecchio, ma in realtà l’impianto, con i vostri dati, sarà orientato verso le 150.000 tonnellate?

questo è un dato importante, fondamentale, altrimenti tutti i discorsi fatti sulle emissioni… non si possono fare. A proposito di questo: se… sempre dai vostri dati voi sostenete che l’inceneritore nel 2007 ha bruciato 40.000 tonnellate e l’eccedenza di 20.000 tonnellate è stata destinata ad altri impianti, quindi per un totale di 60.000 tonnellate, perché fare un impianto di quelle dimensioni? Direi che… Inoltre, prevedendo un trend di aumento del 3% annuo, come dice se non ricordo male il Piano Provinciale, riguardo all’aumento dei rifiuti, ipotizzando che l’impianto bruciasse anche 90.000 tonnellate, si raggiungerebbe effettivamente, nei 20-30 anni di ammortamento dell’impianto, la quota sempre di 150.000 tonnellate, quindi è verosimile che l’impianto verrà realizzato su questo potere di… diciamo di incenerimento.

 
CORBETTA GIANMARCO
 

grazie per questa serata. Dunque, io vorrei iniziare da qualche considerazione in merito a dell

Prendiamoci due mesi di tempo, ovviamente prima che venga aggiudicato il bando di costruzione, se no è inutile, questa è una scelta che inciderà per i prossimi trent’anni sul nostro territorio, quindi due mesi di tempo penso che non incidano per nulla, facciamogli fare uno studio sull’inceneritore, sulle pratiche alternative, vediamo cosa dicono e poi ci ritroviamo qua fra due mesi.

e dichiarazioni che il signor Copreni ha fatto in situazioni ufficiali, anche poco tempo fa, come quando è andato al Senato, in Commissione Ambiente. Per esempio ha dichiarato che i termovalorizzatori sono riduttori di inquinanti. Allora, noi abbiamo qui una tabella dell’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, la IARC, modificata ed aggiornata nel 2004, in cui si dice che le sostanze emesse dagli inceneritori sono: arsenico, berillio, cadmio, cromo esavalente, nichel, benzene e diossina. Sono tutti cancerogeni certi. Poi ce ne sono anche alcuni… cancerogeni possibili, ma per il momento direi che ve li evito. Abbiamo anche riscontrato uno studio che è stato pubblicato nell’aprile del 2008, nella rivista Ways Management and Research, è uno studio francese, che si chiama “Impatti ambientali e costi dei rifiuti solidi”. Questo studio ha analizzato i costi sanitari dell’inceneritore, cioè i danni sanitari provocati dagli inceneritori e quanto costano poi a livello proprio ospedaliero, di medicine e di varie cose. Vi leggo il commento del dottor Davide Bono, che è un medico specializzato in queste cose: “E’ lo studio più recente in materia, che analizza i costi sanitari degli inceneritori. Chiarisce che i costi sanitari complessivi a carico della comunità possono andare da 4 euro a 21 euro a tonnellata di rifiuto bruciato, a seconda dello scenario di recupero energetico come controparte di emissioni evitate”. Io ho fatto due calcoli molto veloci, ho ipotizzato il massimo del recupero energetico e quindi il massimo delle emissioni evitate e quindi 4 euro, se il nuovo inceneritore di Desio brucerà 90.000 tonnellate di rifiuti all’anno noi avremo 360.000 euro di costi ospedalieri legati alle emissioni dell’inceneritore, secondo

questo studio, che per trent’anni di funzionamento fanno 10.800.000 euro di medicine, ricoveri ospedalieri, terapie, cure. Se fosse 150.000 tonnellate, sarebbero 600.000 euro di spese annue per un totale, nell’arco di trent’anni, di 18 milioni di euro di spese. Ovviamente la sofferenza delle persone… questa non viene monetizzata, parliamo solo di costi puri.            

Ed un’altra affermazione, sempre al Senato, del signor Copreni è: “Non abbiamo mai causato rischi territoriali nello svolgimento della nostra attività”. Io vorrei chiedere che cosa intende per rischi territoriali e su cosa si basa questa affermazione, perché io ho qua, per esempio, la scheda allegata al piano rifiuti della Provincia di Milano sull’inceneritore di Desio, dove vengono addirittura indicati dei vincoli escludenti all’interno dell’impianto, si parla per esempio della presenza di vegetazione naturale e del fatto che sono presenti alcuni nuclei residenziali periferici di Desio. Allora, se è un riduttore di inquinanti, perché c’è il vincolo su queste cose? “L’impianto poi - prosegue questa nota - si colloca in un’area che rappresenta una criticità, dato che si tratta di aree (inc.) da preservare. L’impianto è ubicato nel Comune di Desio, classificato come zona critica per quel che concerne l’inquinamento atmosferico”. Quindi vorrei capire cosa intende per: non abbiamo mai creato danni territoriali. Ora, fino adesso abbiamo parlato di danni alla salute provocati dagli inceneritori, qualcuno si potrebbe dire: beh, ma allora che cosa si fa? Si butta in discarica? Teniamo i rifiuti per strada? Ovviamente nessuno pensa questo, nessuno si augura questo. Vorrei darvi qualche dato riguardante la raccolta differenziata. Anche qui Copreni, sempre in Senato, ha detto: “Noi abbiamo estremizzato una raccolta differenziata, facciamo tutto ciò che è possibile”. Allora, io ho sempre sentito parlare di raccolta differenziata spinta… però la raccolta differenziata estremizzata non l’avevo mai sentito, soprattutto se ci si riferisce al 55% di raccolta differenziata.

Faccio alcuni esempi, di raccolta non estremizzata ma di raccolta differenziata spinta: Verbania, capoluogo di Provincia, 31.000 abitanti, 72%... se noi siamo estremizzati loro cosa sono… no limits? Non lo so. Mi si dirà: va beh, è un caso unico, 30.000 abitanti, cosa vuoi che sia? Consorzio Priula, 240.000 abitanti, sono all’80%. Mi si dirà: beh, ma lì è campagna, molto più facile, c’è tutta la… non c’è la densità di popolazione che abbiamo noi… Va bene. Novara, 100.000 abitanti, 70%. E’ campagna anche Novara? Fatemelo sapere, per favore. Nel 2005 a Novara erano al 52%, come siamo noi adesso, e sono al 70. In due anni sono arrivati al 70. Le cose basta volerle. Brescia, padre degli inceneritoristi di casa nostra, hanno ancora i cassonetti per strada e sono al 39%, perché se fanno la raccolta differenziata seria cosa ci buttano dentro nell’inceneritore?

Ho letto un comunicato stampa della Provincia di Milano pochi giorni fa in cui si diceva: “Sì alla raccolta differenziata spinta, sì ai trattamenti alternativi, ma sì anche all’inceneritori…”. Oddio… Vi leggo una domanda ed una risposta di un esperto, poi vi dico chi è. Gli chiedono “Perché gli inceneritori frenano le raccolte differenziate spinte?”, “Perché per un inceneritore quel che conta è la quantità di materiale che si butta in essi, il fatturato è in funzione della quantità, perché quindi intercettare flussi di differenziata e fare riciclaggio e recupero? Tutto ciò è contro la logica di massimizzazione dei fatturati ottenibili con l’incenerimento di tutto ciò che è scarto della nostra società”. Questo pericoloso estremista è Francesco Galanzino, imprenditore, Vicepresidente del Consorzio Italiani Compostatori, Presidente del Comitato Piccole e Medie Industrie dell’Unione Industriale di Alessandria ed in passato Presidente Nazionale del Comitato Ambiente Energia e Sviluppo del Movimento Giovani Imprenditori di Confindustria. Vado a concludere. Noi abbiamo fatto uno studio, ovviamente con l’ausilio dei nostri tecnici, prendendo i dati relativi ai rifiuti del nostro territorio, indicati dal Presidente Copreni l’anno scorso, proprio qui. Abbiamo fatto delle ipotesi, abbiamo valutato l’ipotesi del nuovo inceneritore con la raccolta differenziata attuale, perché io sono abbastanza sicuro che non si andrà molto oltre con l’inceneritore da 170-150.000 tonnellate, e l’ipotesi alternativa che propone il comitato, che prevede la raccolta spinta al 75%, non dico 80, perché i nostri tecnici ci hanno detto 75%. E’ un impianto di trattamento

meccanico biologico, che è un impianto che gestisce la frazione rimanente dei rifiuti che non vengono differenziati dai cittadini. Ebbene, abbiamo fatto tutti i calcoli, per l’amor di Dio, potrebbero non essere precisi al centesimo, però ci risulta che dal nuovo inceneritore, con la raccolta differenziata attuale, verrebbero prodotti degli scarti di 22.000 tonnellate, fra ceneri tossiche dal cuore in discarica, ceneri volanti e le ceneri pesanti. Anche questo prudenza vorrebbe che fossero poste in discarica e non, come la legge prevede, spalmati nell’asfalto o nel cemento. La nostra ipotesi prevede appunto una raccolta differenziata spinta ed un trattamento meccanico biologico, i residui che rimarrebbero da questo trattamento sono 29.000 tonnellate. Quindi 22.000 e 29.000. Praticamente sono gli stessi. Senza considerare che queste 29.000 tonnellate possono tranquillamente essere recuperate, lo fanno già a Treviso con un processo di estrusione delle plastiche, dove producono sabbia sintetica, che poi vendono a caro prezzo all’edilizia, quindi un’azienda inutile, non riceve sovvenzioni dallo Stato, oppure ci sono anche altre soluzioni, queste un po’ più futuristiche, però si prevede nel giro di quattro o cinque anni che ci saranno degli impianti in grado di produrre bioetanolo ed olio diesel da questi scarti, quindi arrivando veramente a rifiuti zero. Ora, finisco davvero… io ho citato un po’ di volte Copreni, vorrei dire che noi non è che ce l’abbiamo più di tanto con Copreni, nel senso che riteniamo che lui sia… lui fa il suo lavoro, è un inceneritorista, noi ce l’abbiamo con i politici che ascoltano solo lui, questo è il problema. I politici che ascoltano solo lui.                        

 

Noi abbiamo fior di consulenti indipendenti, che ci supportano gratuitamente, ogni volta che facciamo un incontro ne viene uno diverso, non è sempre lo stesso, non si capisce perché non si vogliano ascoltare queste persone. Quindi noi oggi facciamo una richiesta ufficiale, alla Provincia ed ai Comuni interessati, che è quella di costituire una Commissione paritetica, una Commissione composta da tecnici ed esperti, magari anche medici di fiducia della Provincia e del Comune e tecnici ed esperti, e medici soprattutto, di fiducia del comitato.

Prendiamoci due mesi di tempo, ovviamente prima che venga aggiudicato il bando di costruzione, se no è inutile, questa è una scelta che inciderà per i prossimi trent’anni sul nostro territorio, quindi due mesi di tempo penso che non incidano per nulla, facciamogli fare uno studio sull’inceneritore, sulle pratiche alternative, vediamo cosa dicono e poi ci ritroviamo qua fra due mesi.

 
 
PARTE SECONDA ----------------------------->>>>


     
   
   
 

   
     
      
Linea diretta
con il consigliere
Sergio Mariani  
    
 



E-Mail    Scrivici

Copyright 2008 ALTERNATIVAVERDE