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libera riflessione......
 

La paura e noi.

 
    
Straniero, rom, clandestino, pericolo, paura: queste parole si sprecano, ormai da mesi, dall’inizio della campagna elettorale in poi, insieme a quella altra -“sicurezza” - che ci vengono offerta come se fossero le più adatte a liberarci da ogni minaccia.
Problemi di ordine pubblico esistono e questa situazione ha orientato il voto di molti; eppure in molti sentiamo, chiaramente, che la paura è un qualcosa che può essere incrementato artificialmente nell’opinione pubblica: proprio questo è avvenuto.
Quando la paura è superiore alla propria capacità di comprensione diventa panico. 
Quando siamo in preda al terrore non siamo più in grado di ragionare e possiamo avere comportamenti insensati.
 
Quello dello scaricare su altri è un meccanismo difensivo molto comune: si tende ad addossare sui cosiddetti capri espiatori la causa delle nostre paure; su soggetti deboli impossibilitati a difendersi.
La paura non è mai oggettiva.
Possiamo affermare, cercando di capirci qualcosa, che ognuno di noi stabilisce criteri di gravità dei pericoli che lo circondano; e che tali criteri possono essere egoistici o altruistici.
Sono criteri egoistici quelli che ritengono pericolosi gli eventi che possono essere dannosi per la categoria a cui  si appartiene e, invece, altruistici quelli che tengono in considerazione il danno che potrebbe derivare agli altri.
Chi ha responsabilità di gestire l‘informazione e, in termini più vasti, la cultura dell’opinione  pubblica dovrebbe, naturalmente, avere l’onestà di fornire dati veritieri sulle dimensioni dei pericoli che minacciano la nostra vita sociale, aiutando l’opinione pubblica a cercare di capire ciò che è veramente da temere da ciò che è marginale e non rappresenta un reale pericolo.
Invece è sempre avvenuto che i detentori del potere utilizzassero ai loro fini la diffusione della paura, la tipologia dei pericoli, e via dicendo.
A questo modo, essi ottenevano e ottengono due risultati: il primo, di spostare l’attenzione dei cittadini da problemi che metterebbero in crisi la loro egemonia e, il secondo, di spingere i cittadini a rivolgersi proprio a loro perché i pericoli possano essere cancellati.
Questa strumentalizzazione della paura, che una volta veniva fatta in maniera rozza, oggi viene elaborata da tecnici della comunicazione che conoscono bene i meccanismi; ed è fortemente sottolineata dal potere che i mass-media hanno sulla nostra vita.
 
È vero che anche operatori dell’informazione che non dipendono direttamente dal potere, per ragioni di mercato privilegiano nei loro programmi ciò che gli sembra appassionare particolarmente gli spettatori.
 
Si costituisce così una sorta di circolo chiuso: più informazioni inquietanti più ascolti più informazioni, e così via.
Entra in ballo anche il criterio della scelta delle notizie da dare.
Se un romeno (non un rom) violenta un’italiana, al di là della gravità effettiva del caso si scatena una campagna mediatica di proporzioni ben più vaste di quella che dovrebbe essere incentrata sul fatto che ogni sera decine di migliaia di italiani  stuprano minorenni asservite da una “tratta delle bianche” che ha assunto dimensioni orribili.
E ancora: abbiamo vissuto, giustamente, con orrore e pietà l’uccisione di una ragazza romana da parte di una coetanea  romena ma nessuno parla più del fatto che una ragazza romena è in coma da più di un anno perché una povera squilibrata italiana l’ha
spinta sotto un convoglio della metropolitana o del fatto che un italiano ha stuprato una romena.
 
 
Infine, ci si  trova spesso  a constatare (basterebbe leggere le statistiche ma non è facile trovarle) che certi allarmi che hanno massima diffusione sono ben poco giustificati.
La ripetizione martellante, inoltre,  della notizia che lo stupratore appartiene a un campo nomadi produce una generalizzazione: tutti gli abitanti dei campi nomadi sono stupratori; se lo stupratore è un rom, tutti i rom diventano stupratori.
I rom sono spesso stranieri (ce ne sono anche di italiani), i romeni  che hanno un nome simile ai rom, sono quindi stupratori come i rom, ma i romeni e i rom sono stranieri quindi anche tutti gli immigrati sono potenziali stupratori.
Questa logica, intrisa di emozioni, di rabbia e in particolare di paura diventa dominante.
Certe paure sono un fenomeno classista.
Da sempre i ricchi hanno temuto i poveri, come possibili  aggressori.
Il povero, essendo sporco, analfabeta, malato non poteva che essere cattivo.
I “marginali” erano  sempre sospetti: e tali sono oggi gli immigrati che non ricevono accoglienza e vivono una vita precaria e misera.
Tutte le minoranze sono poste in pericolo dalle paure più o meno orchestrate.
Le paure “politiche” minano gravemente la civiltà.
Fanno investire in armi, personali o belliche, mostruosi capitali che potrebbero risolvere enormi problemi ambientali, questi ultimi davvero minacciosi.
   
Ma la paura corrode particolarmente le democrazie.
Insomma la paura può produrre mostri perché è una specie di sonno della ragione.
L’argomento della paura dell’Altro (dello straniero) è stato sempre complesso e difficile, in ogni tempo e per ogni uomo, tanto da essere  preso in esame in epoche storiche remote.
Nel primo libro della Bibbia, la Genesi, è scritto che Dio promette alla discendenza di Abramo di diventare una nazione grande e potente e di benedirla se agirà con giustizia e diritto; ma quando il Signore osservando la terra vede il violento comportamento di Sodoma e Gomorra si indigna:
“Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato troppo grave. Voglio scendere a vedere se hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me” (Genesi 18, 18-21).
 Che cosa hanno fatto di tanto grave queste due città per suscitare la collera di Dio?
Due stranieri (in realtà due angeli) arrivano a Sodoma e gli abitanti di questa città  (“giovani e vecchi, tutto il popolo al completo”) cercano di fare violenza ai due uomini perché stranieri, invece di accoglierli e di  rispettare il dovere di ospitalità sacro a quei tempi e ancora oggi in molte parti della terra.
Questo racconto ci riguarda, oggi?
Le leggi, vanno fatte secondo giustizia, cioè nell’assoluto rispetto  della dignità umana, che non può essere calpestata dalla motivazione della paura.
Noi corriamo il pericolo, come a Sodoma, di regredire  per paura, scaricando sugli stranieri le nostre ansie spesso esageratamente aumentate da certi politici.
E Sodoma  fu cancellata dall’ira del Signore.
   
Perderemo ancora le elezioni, ma non si può tacere di fronte a quello che sta capitando.
 
Sergio Mariani

Alternativa Verde per Desio
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