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ALTERNATIVAVERDE PER DESIO ©

   

OSSERVAZIONE N° 2: LA FORESTAZIONE NORD-ORIENTALE

Di alcune notizie sulla località chiamata S. Giuseppe

  E così, domenica sera, mentre la tivù propone la nuova puntata della “finction” del momento, nelle case di Desio si sgranocchiano le castagne essiccate, quelle del “firun” comperato a San Giuseppe. Si afferra la treccia con le mani, si staccano le castagne dalla corda che le tiene unite, si sbucciano, si spera che non siano nere, si controllano, si mangiano, alcune indurite, altre morbide, perfette, deliziose.

La Sagra di San Giuseppe è finita, restano i suoi profumi e i suoi sapori.

Quanta gente è passata laggiù, oltre la ferrovia, oltre le nuove strade disegnate per snellire il traffico della città, oltre i rumori, oltre la fretta. Quanta gente per tutto il week-end. Pensare a quei viottoli, a quei sentieri, a quei cortili, ora che tutto è finito, li s’indovina di nuovo estremamente silenziosi, come sempre, come tutto l’anno.

Giusto la luce del lampione all’angolo, la vecchia lampadina fuori l’uscio e sul pianerottolo, sotto il quadro della Sacra famiglia; l’abbaiare di un cane pare melodioso quanto il suono dei tasti di un pianoforte. […]

Appena oltre, nel grande campo ad est della cascina, il trattore portava a spasso i bambini e i cavalli si lasciavano docilmente cavalcare.

La gente di Desio vuole bene a quest’angolo di città dove il tempo sembra essersi fermato, raggiunge volentieri San Giuseppe almeno una volta l’anno. A tutti sembra di essere in un altro mondo. […]

Ma tutto ciò, perché non ammetterlo, avrebbe un altro sapore se non fosse proposto a San Giuseppe, tra quelle case, quei cortili, quei viottoli che si intersecano l’un l’altro. […]”[1]

 

LA DIMENSIONE E LA VOCAZIONE AGRICOLA DI SAN GIUSEPPE

 

Pare che San Giuseppe, abbia un’origine molto antica, infatti, secondo il Cappellini[2], essa deriverebbe da una delle tante “cohortes” romane. Queste erano località abitate, per la maggior parte rurali, che, sparse nelle campagne, sorgevano attorno ad un centro abitato più vasto. La sua origine romana sembrerebbe confermata da recenti studi[3], i quali, collocano il XIII miliare dell’antica strada Valassina, proprio nella località detta di San Giuseppe.

Probabilmente la villa fu costruita, nelle sue linee essenziali, da Giovanni Antonio Ferrario nel 1660[4]. Di certo si sa che, lo stesso Giovanni Antonio Ferrario, nel 1675[5] costruì l’oratorio dedicato a San Giuseppe.

Questa dedicazione pare confermare la vocazione agricola del luogo, infatti, il culto di San Giuseppe, seppure antichissimo, s’impose alla devozione popolare occidentale solo nel XV secolo. Il 19 marzo 1621, inoltre, il papa Gregorio XV istituì la festa di precetto di San Giuseppe[6], già da tempo però, da tutti, il Santo, date le sue umili origini, era considerato il protettore dell’uomo che lavora e fatica, qualità che, infatti, al contadino non dovevano, e non devono, mai mancare.

Fino a buona parte del ‘700, tutta la proprietà, rimase alla famiglia Ferrario, in seguito però fu venduta alla famiglia Brambilla che, a sua volta, la vendette a Giovanni Buttafava il 2/IX/1856[7]. Dalla descrizione della proprietà, riportata nell’atto di vendita, si percepisce chiaramente la destinazione agricola di tutta l’area.

La famiglia Buttafava, successivamente, diede inizio a grandi lavori di rielaborazione della villa, dandole così, seguendo la moda dell’epoca, l’aspetto romantico che tuttora possiede. Si ritoccò l’oratorio ricavando, nel sottosuolo, la cripta funeraria di famiglia e collegandolo, tramite un atrio coperto, alla villa stessa.

La chiesetta, privata ma aperta a tutti, attraverso la facciata principale posta sulla strada pubblica, ricalca un sistema diffuso nelle dimore di campagna legate al complesso agricolo dove, l’oratorio, poteva servire alla comunità dei contadini e della servitù[8].

La sua vocazione agricola è confermata anche dai fogli di famiglia della cascina San Giuseppe, i quali, attestano che, almeno fino al 1954, la maggioranza degli abitanti svolgevano la professione di contadino[9].

All’oratorio, inoltre, è legata da secoli la devozione popolare, pare infatti che, grazie ad un voto fatto dalla popolazione, San Giuseppe, nel XVII secolo, abbia salvato Desio dal flagello della peste e che, tale avvenimento, fu ricordato dalla popolazione con una festa, che si celebra anche ai giorni nostri, e con una solenne processione, svoltasi almeno fino al XX secolo[10], che, partendo dalla Basilica dei SS. Siro e Materno, terminava nel suddetto oratorio dedicato a San Giuseppe[11].

La devozione verso il Santo fu tale che egli venne anche eletto a protettore della Città di Desio[12].

Appare chiaro perciò come, questa zona, sia “da sempre” percepita, tanto fisicamente, quanto spiritualmente, dagli abitanti di Desio, come agricola e semplice, espressione di un tempo passato che, solo lì, sembra essersi conservato. La sua tipologia e il suo spirito tradiscono questa origine che chiunque, anche un “profano”, riesce a percepire come appartenenti ad un mondo agricolo che, forse anche grazie all’isolamento impostole dalla ferrovia, in quel luogo sembra aver trovato una sua naturale oasi in cui permanere, per la felicità di tutti i suoi visitatori, a dispetto di ciò che gli accade intorno.

 

IL FUTURO DI SAN GIUSEPPE AD OGGI

 

Oggi, questa località, è interessata da diverse prescrizioni che la riguardano e che non ci sembrano sempre tra loro concordi.

San Giuseppe secondo le previsioni del Piano Regolatore Generale della città di Desio

-         La villa Buttafava, il suo parco e parte del costruito ad essa adiacente, vengono perimetrate e definite dal P.R.G. come, “Beni e relativi ambiti meritevoli di tutela[13] (allegato A) precisando che “Il piano regolatore generale individua, al fine di garantirne la necessaria tutela e valorizzazione, i beni immobili (edifici e relativi ambiti di pertinenza) di interesse storico, artistico, monumentale nonché di interesse ambientale, beni in parte già individuati con specifico provvedimento[14] dalla competente autorità.[15]. Inoltre, “Su detti beni sono consentiti [solo interventi che] non compromettano né l’unità stilistica e tipologica dell’organismo architettonico né l’assetto morfologico ed il patrimonio naturalistico delle pertinenze. [N.B.!]”[16].

Ci sembra utile sottolineare il fatto che, essendo San Giuseppe una zona storicizzatasi come agricola, le cosiddette “pertinenze” dei suoi “beni meritevoli di tutela”, secondo noi, altro non sono che l’intero ambiente agricolo in cui sono inseriti, che li circonda, che li connota dando loro senso, rendendo così più comprensibile, uscendo dall’usuale definizione di “monumento”, tutto il complesso di San Giuseppe.

-         L’ambiente circostante l’area dei “beni meritevoli di tutela”, infatti, coerentemente, è definito dal P.R.G. come “Zona E, agricola[17] (allegato B) in cui, correttamente, “L’unica destinazione consentita è quella agricola.[18].

-         Il passaggio di una grossa infrastruttura, la cosiddetta Gronda intermedia, è però previsto nella parte sud-ovest di San Giuseppe. Il P.R.G. definisce la “Gronda”, come “Tratto di viabilità da realizzare in galleria o interrata[N.B.!][19] (allegato C), essa inoltre possiede delle aree che vengono definite “Fasce di rispetto stradali[20] (allegato D), di cui il P.R.G. dice che esse “sono normalmente destinate alla […] piantumazione o sistemazione a verde;[N.B.!][21].

Queste “fasce di rispetto stradali” servono, infatti, anche ad ospitare “filtri naturali” formati da piante, ma non solo, per proteggere l’ambiente dall’inquinamento prodotto dai rumori e dai gas di scarico degli automezzi. Nella zona di San Giuseppe questo compito è facilitato dal fatto che, in questo tratto iniziale, la “Gronda intermedia” sarà interrata o costruita in galleria.

San Giuseppe secondo le previsioni del Piano del Verde e dell’ambiente, con annesso studio dell’arredo urbano, della città di Desio

-         La villa Buttafava, il suo parco e parte del costruito ad essa adiacente, vengono perimetrate e definite, “Verde privato fruibile[22] (allegato E). Esso “è finalizzato alla fruizione di un’area verde di un edificio o di attrezzatura privata. Il disegno paesaggistico deve quindi rappresentare il collegamento fra l’edificio ed il disegno complessivo del verde comunale.[23] in cui “Sono ammessi interventi di abbattimento, sostituzione e riqualificazione della vegetazione senza particolari riferimenti. [N.B.!]”[24] Questo però ci sembra in contraddizione sia, con il vincolo posto, nel 1987, attraverso la legge n.° 1089 del 1939, sia con quanto previsto dallo stesso P.R.G. che, sulla stessa area consente solo interventi che non compromettano né l’unità stilistica e tipologica dell’organismo architettonico né l’assetto morfologico ed il patrimonio naturalistico delle pertinenze. [N.B.!]”[25].

-         L’ambiente circostante l’area definita “verde privato fruibile”, invece, viene chiamato “area di forestazione[26] (allegato F), precisando solo che, tali aree, “sono di vaste proporzioni e possono essere utilizzate per scopi produttivi ma anche per la fruizione intensiva con aree attrezzate per la sosta.[27] e che la loro “destinazione propria è funzione di riequilibrio ecologico[28]. Questo non fa che confermare la nostra impressione di contraddittorietà con quanto previsto, per la stessa area, dal P.R.G.[29], anche perché non è spiegato a dovere, secondo noi, il motivo che ha portato i redattori del piano alla scelta, che perciò ci pare arbitraria, delle aree destinate a forestazione urbana. Se la loro funzione è quella di “riequilibrio ecologico”, la loro scelta ci pare poco felice perché, come vedremo, tali aree si potevano reperire sul territorio comunale in ambiti molto meno caratterizzati di quello di San Giuseppe.

-         La cosiddetta Gronda intermedia, invece, non è nemmeno nominata, neanche attraverso aree, previste dal P.R.G.[30], che ci sembrano di competenza di questo Piano. Stiamo parlando delle “aree di pertinenza stradali” che, seppure chiamate dallo stesso “verde stradale[31], non vengono neanche previste per la “Gronda”, anzi, la loro progettazione ci sembra alquanto rinunciataria, se non, assente del tutto.

San Giuseppe secondo la legge n.° 1089 del 1939

-         La villa Buttafava, il suo parco e parte del costruito ad essa adiacente, vengono vincolate, dalla legge n.° 1089 del 1939, il 24 dicembre 1987 attraverso la trascrizione n.° 5419 con notificazione n.° 650. Risultano perciò vincolate a tutt’oggi, sul foglio catastale n.° 6, le particelle A, 6, 5, 4, 1, 7, confinanti con Via Resegone, Via Due Palme, Via per San Giuseppe, mappali 8, 9, 12, 24, 39, 40[32]. Questo significa che, tutti i progetti riguardanti quelle aree, dovranno ricevere il nulla osta della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Milano, che difficilmente ammette interventi “senza particolari riferimenti”[33] su di essi. Come risulta chiaro dal vincolo imposto sulla villa e sulle sue adiacenze, dunque queste ultime sono considerate a tutti gli effetti un “monumento” da proteggere, ma, nella definizione più ampia di monumento e ambiente, questo vincolo, secondo noi, riguarda anche le pertinenze agricole delle suddette aree, infatti, secondo ormai legittimate definizioni culturali “la nozione di monumento storico comprende tanto la creazione architettonica singola quanto l’ambiente urbano o paesistico che costituisca testimonianza di una civiltà particolare di una evoluzione significativa di un avvenimento storico e questa nozione deve essere applicata non solo alle grandi opere, ma anche alle opere modeste che con il tempo abbiano acquistato un significato particolare[34]. Noi riteniamo quindi che, non solo le opere vincolate ma, TUTTO SAN GIUSEPPE VADA CONSIDERATO COME UN UNICO “MONUMENTO” DA SALVAGUARDARE E VALORIZZARE.

 

PER UN FUTURO POSSIBILE DI SAN GIUSEPPE

 

Riassumendo la situazione, si può affermare che, in parte, il “nucleo costruito” di San Giuseppe, cioè villa, parco e parti delle corti, è considerato un “monumento” in quanto è vincolato.

Tale “monumento” però è lambito pericolosamente da un’invadente infrastruttura, la Gronda intermedia, ed è anche “protagonista sfortunato” di un’infelice previsione per le sue aree verdi che non tiene conto, secondo noi, dell’avvenuta storicizzazione dell’ambiente che circonda e caratterizza, con uguale dignità, il “monumento costruito e vincolato” presente a San Giuseppe. La cancellazione dei terreni agricoli circostanti farebbe “saltare” i raccordi storici con il paesaggio che noi abbiamo ereditato, creandone uno illeggibile nel suo sviluppo diacronico e nel suo sovrapporsi storico[35].

 

PERTANTO CHIEDIAMO CHE:

 

1)      venga creato un parco agricolo nella località di San Giuseppe, posta nella parte nord-orientale della città di Desio, al posto della prevista zona di forestazione urbana (allegato F). Questo perché, secondo noi, una sorta di parco agricolo in quell’area si è già storicizzato attraverso i secoli, anche attraverso la legittimazione dei cittadini di Desio.

Esso, inoltre, essendosi indissolubilmente legato con il costruito, è ormai diventato, insieme alla Cascina, un “monumento” al mondo agricolo che, per secoli, ha caratterizzato la città e che, oggi, non esiste più se non nella “memoria di San Giuseppe”.

Crediamo perciò che, la sua area, possa  a ben diritto essere inserita tanto nel parco agricolo comunale, quanto nel parco agricolo sovraccomunale previsti per la città di Desio, in quanto essa possiede tutte le caratteristiche richieste, dal Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, per tali aree. A conferma di quanto abbiamo appena affermato, ci sembra utile riportare le definizioni di parco agricolo comunale e di parco agricolo sovraccomunale, così come sono riportate dalle Norme tecniche di attuazione del Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano:

 

4.2 Parco agricolo comunale

 

Definizione

 

      [N.B.!] La tipologia di Parco agricolo comunale è costituita da un parco o un’area verde attrezzata a carattere agricolo o inserita in un ambito agricolo. Si tratta di aree agricole sistemate a parco ed attrezzate per la fruizione pubblica, oppure di ridotte superfici di verde pubblico attrezzato per la fruizione di spazi agricoli produttivi.

 

Prescrizioni morfologiche

 

      [N.B.!] Le aree a parco agricolo devono conservare gli elementi e gli assetti paesaggistici del paesaggio agrario storico e contemporaneo come elemento ordinatore e strutturante del territorio come valore storico, documentario ed ambientale. Il parco agricolo può anche risultare completamente artificiale, ma [N.B.!] nell’ambito extraurbano o periurbano il carattere agricolo degli spazi aperti conferisce unitarietà ed identità ai luoghi.[36].

 

4.3 Parco agricolo sovraccomunale

 

Definizione

 

      La tipologia di Parco agricolo sovraccomunale è costituita da un parco di grandi dimensioni, a scala sovraccomunale, in cui sono contenute aree agricole produttive, insediamenti agricoli ed altri elementi che compongono queste fasce di territorio (anche residenze sparse, capannoni industriali isolati, ecc.). All’interno di queste aree agricole vi sono percorsi agricoli da attrezzare per la fruizione estensiva, e ridotte superfici di verde pubblico attrezzate per la sosta.

 

Prescrizioni morfologiche

 

      [N.B.!] Il Parco agricolo sovraccomunale deve conservare gli elementi e gli assetti paesaggistici del paesaggio agrario storico e contemporaneo come elemento ordinatore e strutturante del territorio come valore storico, documentario ed ambientale.

 

I percorsi e le attrezzature dovranno contribuire al consolidamento dell’assetto agricolo contrastando i processi di degrado in corso; dovranno essere impiegati elementi del paesaggio agrario ed avere un carattere estensivo.[37].

 

Dopo queste definizioni, così esaurienti, ci sembra superfluo far notare che, la località di San Giuseppe, abbia già in sé, conservato tutti “gli elementi e gli assetti paesaggistici del paesaggio agrario storico e contemporaneo come elemento ordinatore e strutturante del territorio come valore storico, documentario ed ambientale.[38]. La sua particolare posizione, inoltre, ci sembra estremamente favorevole per la creazione di un parco agricolo sovraccomunale, comprendente anche i comuni di Seregno e Lissone, infatti, è risaputo che le terre di San Giuseppe si estendono su entrambi i comuni citati.

L’assunto secondo il quale poi, i redattori, si sarebbero attenuti, nella scelta delle aree di forestazione, a prescrizioni regionali che già le prevedevano nei medesimi luoghi, non spiega come mai, gli stessi, si siano premurati di contraddire, quelle stesse previsioni regionali che prevedevano aree di forestazione anche nella parte nord-occidentale di Desio, creando invece su quelle aree un parco agricolo. Ci stupisce il fatto che, la scelta di creare tale parco agricolo, sia caduta proprio su quelle zone, menomate per di più anche dal passaggio della Gronda intermedia, qui più sconvolgente rispetto al tratto iniziale posto a nord-est, e non su San Giuseppe che, da secoli, conserva tutti gli elementi e gli assetti paesaggistici del paesaggio agrario storico e contemporaneo come elemento ordinatore e strutturante del territorio come valore storico, documentario ed ambientale.[39]. Tali elementi, caratteristici del parco agricolo, sono, inoltre, qui conservati in un assetto sicuramente più leggibile, anche dal punto di vista didattico[40], rispetto alle aree nord-orientali, che ci sembrano più confuse e meno connotate dell’area di San Giuseppe.

2)      vengano progettate, fin da subito, apposite “zone-filtro” lungo tutto il tratto percorso, nel territorio comunale, dalla Gronda Intermedia, senza delegarle ad interventi futuri come prevedono le Norme tecniche di attuazione del Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano[41].

I lavori che si faranno, quando si tratterà di interrare il tratto iniziale della “Gronda”, produrranno un’enorme quantitativo di terreno di riporto che, di solito, viene asportato con forte spesa. Noi proponiamo invece, al contrario, di impiegare tale terreno sul posto utilizzando, a tale scopo, le “aree di pertinenza stradali” della “Gronda”, e le loro immediate vicinanze (allegato G). L’obbiettivo dovrebbe essere quello di “fare un taglio netto, inserire la strada, e collegare le parti tra di loro con artifici illusionistici, perché si compongano di nuovo in unità.[42]. Ciò si otterrebbe tramite la costruzione, dove possibile, di “colline artificiali” su entrambi i lati della “Gronda” che, una volta piantumate, renderebbero più gradevole e meno inquinante l’impatto ambientale indotto dall’Autostrada (allegato H). Tali sistemi, infatti, vengono usati con successo da secoli in Gran Bretagna, patria di illustri architetti-paesaggisti, tanto nella creazione di parchi, quanto nella progettazione di strade ed autostrade[43].

Tali “colline artificiali”, infatti, oltre a dare l’illusione dell’unitarietà del territorio, hanno anche la funzione di fare da “filtro” contro l’inquinamento acustico ed ambientale prodotto dagli automezzi.

3)      la scelta delle aree di forestazione ricada sopra quelle porzioni di territorio, definite dalle Norme tecniche di attuazione del Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, come “margini”.

“In generale, i margini costituiscono dei riferimenti progettuali da sviluppare nei diversi interventi che verranno realizzati in questi luoghi.”[44], essi infatti, “sono molto vari e non riconducibili a precise classificazioni”[45].

Un’ampia zona di margine si trova a nord dell’abitato (allegato I), in essa perciò proponiamo di creare una zona di forestazione urbana in quanto, a tutt’oggi, non è “riconducibile a precise classificazioni”[46], ed inoltre, è “di vaste proporzioni e [può]”[47] essere utilizzata per scopi produttivi ma anche per la fruizione intensiva con aree attrezzate per la sosta.

 





[1] Farina 2000, pag. 23

[2] Cappellini 1972

[3] Brioschi 1995

[4] Bagatti Valsecchi-Cito Filomarino-Süss 1978

[5] Archivio storico diocesano di Milano, Spedizioni diverse, 5, 1, 17/VI/1675 – Ringrazio il Prof. Massimo Brioschi per questa segnalazione

[6] Cappa Bava-Jacomuzzi 1989

[7] Archivio di Stato di Milano, Fondo notarile, Ultimi versamenti, notaio Carlo Ferrario, Repertorio n.° 1797, 2/IX/1856

[8] Bagatti Valsecchi-Cito Filomarino-Süss 1978

[9] Archivio civico di Desio, Ufficio anagrafe, registri della popolazione 1888-1954

[10] Archivio della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Milano, da ora in avanti ASBAAM, Cartella Desio, villa Buttafava, busta n.° 6372, 24/XII/1987

[11] Brioschi 1998

[12] Cappellini 1972

[13] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Legenda con le modifiche e integrazioni apportate a seguito delle osservazioni accolte, 1998

[14] Legge n.° 1089 del 1939

[15] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Elaborato C, Norme tecniche, art. 7.1, pag. 17, 1998

[16] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Elaborato C, Norme tecniche, art. 7.2, pag. 17, 1998

[17] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Legenda con le modifiche e integrazioni apportate a seguito delle osservazioni accolte, 1998

[18] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Elaborato C, Norme tecniche, art. 24.1, pag. 31, 1998

[19] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Legenda con le modifiche e integrazioni apportate a seguito delle osservazioni accolte, 1998

[20] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Legenda con le modifiche e integrazioni apportate a seguito delle osservazioni accolte, 1998

[21] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Elaborato C, Norme tecniche, art. 28.1, pag. 34, 1998

[22] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, Tavola 4.9, Tavola generale di zonizzazione, 2000

[23] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.15, 2000

[24] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.15, 2000

[25] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Elaborato C, Norme tecniche, art. 7.2, pag. 17, 1998

[26] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, Tavola 4.9, Tavola generale di zonizzazione, 2000

[27] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.4, 2000

[28] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.4, 2000

[29] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Elaborato C, Norme tecniche, art. 24.1, pag. 31, 1998

[30] Comune di Desio, Variante Generale del Piano Regolatore Generale, Elaborato C, Norme tecniche, art. 28.1, pag. 34, 1998 

[31] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.14, 2000

[32] ASBAAM, Cartella Desio, villa Buttafava, busta n.° 6372, 24/XII/1987

[33] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.15, 2000

[34] Congresso internazionale degli architetti e dei tecnici dei monumenti storici, Carta di Venezia, 1964

[35] Turri 1998

[36] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.2, 2000

[37] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.3, 2000

[38] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, artt. 4.2 e 4.3, 2000

[39] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, artt. 4.2 e 4.3, 2000

[40] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.2 e 4.3, 2000

[41] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.27, 2000

[42] Jellicoe 1982, pag. 170

[43] Cfr. Jellicoe 1982

[44] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.25, 2000

[45] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.25, 2000

[46] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.25, 2000

[47] Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, art. 4.4, 2000

[48] Rusnigo 1999

L’ÜLTIM MURUN
 
“Poeu anca dàss, che ‘l sia minga stàa ‘n dagn,
se è scumparì i murun in di nost campàgn;
i vècc diseven che ‘l legn de murun
‘l vareva pòcch, propri ‘n legn de cujun;
ma cui murun però in di temp indrèe
i paisan hann pudüu mètt i cavalèe.
 
Quanti redrìzz, e quanti bei rubètt
S’è sistemàa cul regoeui di galètt,
che se l’andava ben un para d’ann
se maridava quattr’o cinq tusànn
e tanti voeult s’è giüstàa brütt situaziun
propri cul vend la foeuja di murun.
 
Un po’ d’ann fa, la seda artificial,
l’ha ciapàa ‘l post de quela natüral,
e alura i cavalèe hinn nàa ben pù
e dal teren i murun hann streppàa su.
A ghe n’è pù, anca a vurè cercall,
se ‘n  troeuva minga vün manca a pagall.
 
 
 
Hinn sparìi murunèr e cavedagn
L’è restàa ‘n voeuj, a se sbiutàa i campagn;
l’è nient, incoeu i bagaj gh’hann minga voeuja
de andà a cercà i mucui in mèzz a la foeuja.
L’ültim murun, che ’l passarà a la storia,
l’è ‘l murun de Seregn de la Memoria.”[48].
     
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